Trovato il pirata: è una teramana di 73 anni

A giugno ha travolto e ucciso un anziano sulla statale 80. È indagata per omicidio stradale, omissione di soccorso e fuga
TERAMO. Dopo oltre tre mesi di indagini l’investitrice di Camillo Pechini, l’89enne di Giulianova falciato il 2 giugno lungo la statale 80 a Colleranesco e morto in ospedale dopo un’agonia di quarantasei giorni, ha un nome e un volto: si tratta di R.D.B, 73 anni, di Teramo, indagata per omicidio stradale, omissione di soccorso e fuga. La donna, ex impiegata di banca, dopo essere stata rintracciata ad Ischia, dove stava trascorrendo un periodo di vacanza, martedì è stata ascoltata dal pm Stefano Giovagnoni, titolare del fascicolo, di fronte al quale ha dichiarato di non essersi accorta di aver investito un uomo, pur avendo sentito un colpo, ma di aver pensato di aver preso un paletto. Tanto da essersi fermata un centinaio di metri più in là per controllare i danni e aver ringraziato con la mano il conducente dell’auto che la seguiva, convinta che le avesse suonato per segnalarle che stava sbandando.
L’identificazione della donna, le cui dichiarazioni sono al vaglio degli inquirenti, è stata possibile grazie a un certosino lavoro di indagine svolto dalla polizia stradale, e in particolare dai sostituti commissari Antonio Bernardi e Stefano Di Stefano, in collaborazione con la polizia postale, diretta dall’ispettore Tazio Di Felice, e i cui dettagli sono stati forniti ieri mattina dal vicequestore e dirigente della polizia stradale Nadia Carletti. «Siamo partiti dalle dichiarazioni di un testimone», ha spiegato Carletti, «che era il conducente dell’autovettura che seguiva la macchina dell’investitrice e che si è fermato a soccorrere Pechini, che aveva parlato appunto di una Renault Clio grigia». L’uomo, nonostante non fosse riuscito a prendere la targa, aveva comunque fornito agli investigatori dettagli importanti, confermando come alla guida ci fosse una donna e come quest’ultima non fosse giovanissima. Inoltre, aveva raccontato di come la stessa donna indossasse un paio di occhiali bianchi. Particolari che, insieme alle immagini di una telecamera presente nell’area, che aveva ripreso il momento dell’investimento, hanno fornito a investigatori e inquirenti un’importante base di partenza. Le indagini, su delega del pm, hanno poi visto gli agenti della polizia postale passare al setaccio ben 20mila utenze telefoniche che quel giorno avevano agganciato le celle dei ripetitori presenti nell’area. «Scremando le utenze sono stati identificati un centinaio di intestatari di utenze che gravitavano nella zona dell’incidente», ha continuato Carletti, «e successivamente è stato ristretto il campo a cinque persone intestatarie di una Renault Clio grigia». Così sono partiti i successivi approfondimenti che hanno portato gli agenti della stradale a individuare l’auto della donna. «La macchina, alla quale era stato sostituito solo un faro», ha aggiunto Carletti, «presentava danni compatibili con l’incidente. Inoltre tra le lamiere era rimasto un pezzo di stoffa riconducibile al pantalone indossato quel giorno da Pechini». A quel punto l’auto è stata sottoposta a sequestro e sono stati rintracciati i figli della proprietaria, che si trova va in vacanza e che al suo rientro è stata interrogata. Né quest’ultima, nei i figli, avevano mai pensato che fosse stata lei ad investire l’uomo. La donna, pensando di aver preso un paletto, avrebbe infatti raccontato di aver ritrovato l’auto danneggiata in un parcheggio ed essendo in vacanza e non avendo letto giornali non si sarebbe mai resa conto dell’accaduto.
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