Trovato morto in piscina, aveva 33 anni

24 Agosto 2020

L’operaio di Miano era andato a cena con amici in una villa di Sant’Elpidio a mare. Inutili i tentativi di rianimarlo

TERAMO. L’immagine del corpo senza vita poggiato sul fondo della piscina, i tentativi concitati di riportare a galla l’amico, la tremenda consapevolezza che non c’era più nulla da fare, rimarranno per sempre impresse nell’animo, prima che nella mente, della comitiva di teramani con cui Stefano Pirocchi ha trascorso il sabato sera.
Un gruppo da Miano e Canzano partecipa a una festa di fine estate in una villa privata con piscina, al confine tra Sant’Elpidio a Mare e Porto Sant’Elpidio. Tutti i presupposti per una serata di divertimento: cena, cocktail, musica e bagni in piscina. Ma l’epilogo è tragico. Alle 3,20 un amico si accorge che Stefano Pirocchi, operaio di 33 di Miano, non si vede da un po’. Si guarda in giro e scopre il corpo esanime sul fondo della piscina.
Un grido di aiuto e tutti si precipitano sul bordo della piscina, molti si buttano in acqua per recuperare l’amico. Intanto qualcun altro chiama il 118. Gli amici iniziano i primi disperati tentativi di rianimarlo, di fargli un massaggio cardiaco, la respirazione bocca a bocca. Dalle centrale operativa del 118, in attesa dell’arrivo dell’ambulanza della Croce azzurra e dell’automedica, vengono date istruzioni per tentare di rianimarlo. Ma niente. All’arrivo per personale sanitario nella villa in via Elpidiense, le manovre di rianimazione proseguono per circa un’ora. Sono le 4,30 quando al medico non rimane che constatare il decesso del giovane.
Sul posto, nel frattempo, sono arrivati i carabinieri della stazione di Sant’Elpidio a Mare e quelli del Radiomobile di Fermo. La piscina viene posta sotto sequestro, sopraggiungono anche i colleghi del nucleo investigativo. Si cercano eventuali segni di una caduta o di un evento traumatico. Ma non ce n’è traccia, né sul corpo del 33enne, né si bordi della piscina, tanto che nel primo pomeriggio di ieri il magistrato ne dispone il dissequestro. Sulla salma vengono eseguiti i test tossicologici di rito. Dai primi risultati emerge che Pirocchi non ha assunto stupefacenti e nemmeno gli altri partecipanti alla serata. Tutti vengono ascoltati dai militari, le versioni sono concordanti. Pirocchi è stato insieme agli altri amici per tutta la serata, difficile indicare con precisione in quale momento sia avvenuto l’incidente. Nessuno lo ha visto andare in acqua, nessuno ha sentito rumori, né richieste di aiuto. In quel momento tutti i partecipanti alla festa si trovavano in un altro punto del giardino.
Sulla salma la Procura di Fermo ha disposto l’autopsia, affidata al medico legale Alessia Romanelli che dovrebbe svolgerla domani. L’autopsia chiarirà se è stato un malore a far cadere il giovane, che non sapeva nuotare, in piscina. Per ora sembra questa l’ipotesi più probabile, visto che non ha chiesto aiuto, nè ha fatto rumore o ha tentato di salvarsi in una piscina non particolarmente grande, di una quindicina di metri di lunghezza. Stamattina è previsto il riconoscimento della salma da parte dei familiari. Stefano Pirocchi, che da più di 10 anni lavorava alla Pcm di Villa Zaccheo, alle presse, lascia la madre, che fa la cuoca in una tavola calda a Teramo e il fratello maggiore Maiko, che lavora alla Cordivari. Il giovane viveva con la madre, che ieri mattina appena ha appresa la notizia, si è sentita male, tanto che è dovuto intervenire il 118. Aveva perso il padre, invece, nel 2012, stroncato da un infarto fulminante.
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