Truffa alla Asl, resta il sequestro

30 Dicembre 2020

Confermato il provvedimento per le società distributrici di presidi medici

TERAMO. Il tribunale del Riesame (collegio presieduto da Flavio Conciatori) ha confermato, ad eccezione di una piccola somma, il sequestro dei circa 200mila euro alle società farmaceutiche distributrici di dispostivi medici disposto nell’ambito dell’inchiesta della Procura teramana su una presunta truffa ai danni dell’Asl teramana sull’acquisto di dispositivi medici. Secondo l’accusa della Procura la presunta truffa sarebbe stata messa a segno ra il 2016 e il 2018 con l’azienda sanitaria che avrebbe comprato dispositivi vari (cateteri,spirali e stent il cui utilizzo è previsto nel corso degli interventi di radiologia interventistica) fatti risultare impiantati a pazienti sottoposti a interventi chirurgici ma in realtà, per l’accusa, mai usati. A metà novembre il gip Roberto Veneziano, accogliendo la richiesta dei pm Stefano Giovagnoni e Silvia Scamurra, ha emesso un decreto di sequestro preventivo per equivalente. Complessivamente la guardia di finanza, delegata alle indagini, ha sequestrato 264mila euro tra somme di denaro e beni nella disponibilità dei sette indagati per truffa tra cui l’ex primario del reparto di radiologia dell’ospedale Mazzini Vincenzo Di Egidio (ora in servizio all’ospedale di Pescara). A Di Egidio erano stati sequestrati 35mila euro ma successivamente il tribunale del Riesame ha annullato il sequestro accogliendo il ricorso presentato dal suo avvocato Roberto Conte. E nelle motivazioni di questo provvedimento, depositate ieri mattina, il presidente del tribunale del Riesame (sempre Conciatori) ha scritto: «Con specifico riferimento al predetto reato di truffa aggravata non sono emersi elementi indiziari in ordine al contributo materiale e, comunque, all’ingiusto profitto percepito dai ricorrenti». E ancora: «In definitiva non sussistono elementi certi da cui poter desumere (quantomeno sotto il profilo del fumus) il vantaggio ottenuto dagli indagati mercè le condotte ipotizzate a loro carico, nè vi sono elementi per poter sostenere che vi fosse un accordo al fine di avvantaggiare l’informatore scientifico».(d.p.)
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