Truffa caldaie, in duemila devono ridare 4 milioni

Indagine sui rimborsi gonfiati a ignari acquirenti, devono restituire tutto il bonus L’associazione “Robin Hood”: «Il ministero non può richiedere l’intera somma»
TERAMO. Una stangata da quattro milioni di euro su circa duemila famiglie teramane. E’ la spada di Damocle che pende sul capo di tanti che hanno usufruito del contributo del 65% per l’efficientamento termico negli anni passati.
In sostanza molti che dovevano cambiare la vecchia caldaia con una più efficiente, soprattutto nel 2017, si sono affidati a un consulente-venditore che ha presentato delle pratiche a dir poco farlocche. «Alcuni venditori indirizzavano i clienti a questo consulente che chiedeva rimborsi, in sostanza, per il 100% della somma», spiega Pasquale Di Ferdinando, presidente dell’associazione di tutela del consumatore “Robin Hood”, «l’erogazione dei contributi viene gestita dal Gestore Servizi Energetici (Gse), società gestita al 100% dal ministero, che per il controllo della pratica prende una percentuale sui contributi erogati. E in questi anni tutte le pratiche “controllate” sono state pagate. E così l’utente finale, ignaro che la documentazione era irregolare, ha ricevuto il contributo al 100%. E peraltro ha pure pubblicizzato questa possibilità, così si è creato un effetto domino».
Ma la mosca al naso a qualche rivenditore-installatore è saltata, e ha fatto una denuncia sul Centro, da cui è scaturita un’indagine della guardia di finanza, che ha accertato le irregolarità nel finanziamento, con la produzione di false attestazioni per lo smaltimento dei rifiuti, falsificazione dei bonifici e delle fatture. E il Gse ha richiesto indietro quattro milioni agli oltre duemila cittadini _ quasi tutti della provincia di Teramo, ma anche di Pescara e Ascoli _ che avevano presentato la domanda. «In sostanza il Gse in via di autotutela ha avviato la procedura di revoca del contributo», aggiunge, «ora si pongono due questioni. Non si capisce perché il Gse, se è vero che il suo compito è controllare le pratiche, ha reso possibile questa situazione: sin dalle prime pratiche avrebbe dovuto accertare la palese violazione. Ad esempio la violazione del certificato di smaltimento della caldaia è dimostrata all’evidente assenza del bollo di vidimazione a secco della Camera di commercio. Se avesse controllato, non avrebbe messo nei guai cittadini ignari che hanno comprato una caldaia nuova, per cui lo scopo che si prefiggeva la normativa, cioè migliorare l’efficienza termica, è stato raggiunto. In un territorio colpito dal sisma e poi dal Covid togliere quattro milioni a duemila famiglie è pesante. E’ ingiusto gravare la provincia di Teramo di un’ulteriore problema socio-economico. Riteniamo che sia giusto recuperare le somme erogate in più rispetto a quelle spettanti. Il contributo non va richiesto all’utente, ma solo l’eccedenza oltre il 65%. Per lo smaltimento, si riaprano i termini per le pratiche, affinchè si possa fare una sanatoria per un’azione non ascrivibile al cliente». Di Ferdinando si riferisce al fatto che il 62% delle pratiche esaminate da Robin Hood è carente del certificato di smaltimento e il restante riporta bonifici e fatture falsificate perché venivano cambiati gli importi della documentazione presentata dall’acquirente, aumentandoli. «Dobbiamo valutare», incalza Di Ferdinando, «se per la mancata vigilanza del Gse si può configurare una class action nei suoi confronti: lo verificheremo con i nostri legali che stanno già pensando a costituirsi parte civile nel processo penale. Peraltro sconsigliamo la via del ricorso al Tar o delle querele: prevedono un alto dispendio di denaro, superiore al contributo ricevuto». Infine, visto che il Gse è ente strumentale del ministero, invita la politica a intervenire per tutela re i duemila teramani.
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