Truffa con le azioni ex Tercas I testi: «Pressioni per venderle»

21 Novembre 2017

TERAMO. «C’erano pressioni da parte dei vertici per la vendita di questi prodotti da riservare, ci avevano detto, ad una clientela selezionata, con patrimoni elevati»: nella terza udienza del...

TERAMO. «C’erano pressioni da parte dei vertici per la vendita di questi prodotti da riservare, ci avevano detto, ad una clientela selezionata, con patrimoni elevati»: nella terza udienza del processo in corso per la presunta truffa con le azioni ex Tercas in aula sfilano numerosi direttori e vice direttori di filiali nella loro veste di testimoni citati dalle difese dei 28 imputati.
Per tutti l’accusa è quella di truffa in concorso: all'ex direttore generale Antonio Di Matteo, a diversi dirigenti, direttori di filiali e molti semplici impiegati la Procura (pm Enrica Medori) contesta di aver venduto delle azioni facendole passare invece per cosiddetti «pronto contro termine». L'accusa è quella di aver venduto ai clienti azioni spacciandole per investimenti a un anno con un rendimento garantito. I fatti contestati risalgono al 2011, prima del commissariamento della banca avvenuta nel 2012, con l'inchiesta partita dalle denunce presentate da alcuni risparmiatori che lamentavano di essersi ritrovati con niente. La Banca Popolare di Bari – che nel marzo 2016 ha incorporato la Tercas – si è costituita parte civile nei confronti dell’ex direttore generale Di Matteo e di un altro dirigente imputato nel procedimento.
Molti dei testi ascoltati davanti al giudice Flavio Conciatori hanno sostenuto «di non aver mai avuto dubbi sulla bontà dell’operazione anche alla luce di un’analoga operazione condotta l’anno prima ed andata a buon fine». Tra le testimonianze, in particolare, quella di una direttrice di filiale che ha raccontato come in presenza di quei prodotti da vendere lei non si sentisse tranquilla e avesse chiesto ai vertici di mettere nero su bianco il patto di riacquisto. A fronte delle risposta positiva lei stessa aveva consegnato il documento al cliente. «Non ho mai avuto dubbi sulla solidità economica della banca, a quell’epoca nessuno di noi aveva dubbi», ha detto, «ma avevo dubbi sulla gestione della banca, su come venissero prestati soldi e sulle quantità prestate a determinati clienti che non erano del territorio». Si torna in aula l’11 dicembre con l’audizione del consulente tecnico della Procura Igor Catania.(d.p.)
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