Truffa con le azioni Tercas, esce Nisii

24 Febbraio 2016

Nuovo avviso di conclusione con 28 indagati: il pm chiede d’archiviare l’ex presidente, resta l’ex direttore Di Matteo

TERAMO. Nei giorni caldi del caos banche è con un secondo avviso di conclusione delle indagini che la procura mette un punto fermo nell’inchiesta sui “pronti contro termine” degli ex vertici Tercas. Due le novità principali rispetto all’avviso di novembre a cui hanno fatto seguito audizioni e memorie difensive: la richiesta di archiviazione per l’ex presidente Lino Nisii e per altri tre, l’ingresso di nuovi nomi che portano a 28 il numero degli indagati tra dirigenti, direttori di filiale e impiegati. Tra questi nomi resta l’ex direttore Antonio Di Matteo. L’ipotesi di reato contestata a tutti è quella di truffa in concorso: secondo l’accusa i prodotti finanziari “pronti contro termine” sarebbero stati proposti e venduti a clienti coprendo in realtà la vendita di azioni. I fatti contestati risalgono a giugno del 2011.

Per il pm Irene Scordamaglia, titolare del fascicolo, ognuno degli indagati, nelle proprie rispettive funzioni, avrebbe promosso la sottoscrizione da parte dei clienti di prodotti venduti come investimenti ad un anno con un rendimento garantito e che invece si sarebbero poi rivelati come titoli azionari Tercas e quindi ad alto rischio. Dopo il commissariamento della banca, avvenuta nel 2012, c’è stata la sospensione del titolo e quindi le azioni non potevano essere nè vendute nè comprate. L’inchiesta della procura riunisce dieci denunce presentate da altrettanti risparmiatori che si sono sentiti truffati per aver comprato un prodotto diverso da quello che gli era stato prospettato. I pronti contro termine sono titoli che la banca, al momento della loro vendita, s’impegna a riacquistare entro un periodo compreso tra tre mesi e un anno a un prezzo maggiorato. Le azioni, invece, sono soggette ad oscillazioni del mercato e per questo comportano un rischio maggiore a carico dell’acquirente. «In particolare», scrive il pm Scordamaglia nell’avviso di conclusione, «gli accusati in sede di formulazione dell’offerta di acquisto di dette azioni e di stipula del relativo contratto, prospettavano e proponevano al cliente un investimento mobiliare riconducibile ad un’operazione in strumenti finanziari pronti contro termine, caratterizzata da assenza di rischio e dalla sicurezza di un rendimento annuo del 3% fisso e netto mentre, invece, il prodotto finanziario effettivamente offerto in vendita ed acquistato dal cliente si sostanziava in un investimento senza scadenza e connotato da profili di elevata rischiosità, essendo il valore delle azioni ordinarie dipendente dalle fluttuazioni del mercato». Dopo l’avviso, il prossimo passo dovrebbe essere la firma della citazione diretta a giudizio.

Va detto che nei mesi scorsi sull’argomento dei pronto termine c’è stata una sentenza del giudice civile del tribunale di Teramo Maurizio Pacifico che ha respinto la richiesta di risarcimento fatta da un risparmiatore. Il cliente che si era rivolto al giudice nel ricorso aveva sostenuto che era convinto di acquistare obbligazioni, mentre invece si era ritrovato in mano oltre 27mila azioni della stessa banca. «Non è stato in alcun modo dimostrato», ha scritto Pacifico nella sentenza, «che la Tercas abbia falsamente prospettato ad essa attrice che il contratto intercorso aveva ad oggetto obbligazioni e non, come nella realtà, azioni».

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