Truffa dei cartellini alla Asl Chieste condanne per 13 anni

17 Febbraio 2018

Imputati tre tecnici e due dirigenti dei servizi che si occupano di alimenti e sicurezza sul lavoro La requisitoria del pm: «Da tutti un comportamento illegittimo e moralmente scorretto»

TERAMO. «Un comportamento illegittimo e moralmente scorretto» lo definisce il pm Davide Rosati e che diventa il filo conduttore di una lunga requisitoria. Perchè al magistrato servono quasi due ore e mezzo per ricostruire la complessa inchiesta sulle presunte timbrature illegittime alla Asl di Teramo con richieste di condanna che, complessivamente, sfiorano i 13 anni . Gli imputati sono due dirigenti e tre dipendenti del Sian (servizio igiene alimenti e nutrizione) e del servizio prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro. A dover rispondere di truffa aggravata sono Sergio D'Ostilio (per lui il pm ha chiesto quattro anni e sei mesi), tecnico coordinatore della prevenzione del Sian ed ex vicesindaco di Bisenti; Marcello Volpi, tecnico della prevenzione del Sian (per lui la richiesta è di due anni e quattro mesi), e Guido De Carolis (la richiesta è di due anni e sei mesi), tecnico del servizio di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro, tutti accusati di aver timbrato il cartellino, in numerose occasioni, in un ufficio diverso dalla propria sede di lavoro. D'Ostilio, inoltre, è accusato anche di peculato per un presunto indebito utilizzo dell'auto aziendale che, sempre secondo l'accusa della procura, avrebbe utilizzato e che sarebbe risultata costantemente parcheggiata sotto la sua abitazione. Insieme a loro sono a processo anche il dirigente del Sian Maria Maddalena Marconi (per lei il pm ha chiesto due anni ed otto mesi) e il dirigente del settore prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro Valerio Benucci (per lui la richiesta del pm è di un anno ed otto mesi), che devono rispondere di concorso in truffa aggravata con gli altri imputati perché accusati di averli autorizzati illegittimamente a timbrare in altre sedi rispetto a quella di lavoro. Gli imputati si sono sempre difesi sostenendo come fosse stata la stessa Asl, che si è costituita parte civile, ad autorizzarli a timbrare in uffici periferici per questioni di economicità del servizio. Nella sua requisitoria Rosati ha parlato di indagini «che hanno permesso di svelare un consolidato sistema di fraudolente timbrature delle prestazioni lavorative da parte dei tecnici i quali facevano risultare la regolare presenza in servizio anche per il lasso temporale che era necessario per raggiungere il posto di lavoro dal luogo di abituale dimora e viceversa». Sottolineando in più passaggi un concetto: «Nessuno degli imputati può nascondersi dietro alla frase “io non conoscevo queste leggi”. Sono dipendenti Asl e quindi tenuti a conoscerne i regolamenti». Si torna in aula a marzo con le arringhe dei difensori.
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