Truffa dei permessi retribuiti: un’assoluzione e una condanna

Per lo zio il fatto non sussiste, un anno al nipote: all’epoca erano entrambi dipendenti della Asl Secondo l’accusa avrebbero usufruito di giorni per assistere fintamente dei familiari malati
TERAMO. Zio e nipote, entrambi dipendenti della Asl teramana all’epoca dei fatti, erano finiti a processo per truffa aggravata perché, secondo la Procura, avrebbero usufruito di permessi retribuiti per assistere familiari malati facendo in realtà altro. Il processo di primo grado, passato da un giudice all’altro, si è concluso con una condanna e un’assoluzione: Massimo Pasqui, lo zio, all’epoca dei fatti tecnico radiologo all’ospedale di Teramo, è stato assolto perchè il fatto non sussiste; il nipote Davide, all’epoca dei fatti infermiere all’ospedale di Sant’Omero, è stato condannato a un anno. Il primo era difeso dall’avvocato Luigi Ferretti, il secondo dagli avvocati Gennaro Lettieri e Gianfranco Jadecola. La sentenza è stata pronunciata dal giudice monocratico Emanuele Ursini. Lo stesso pm Silvia Scamurra, nella sua requisitoria, aveva chiesto un anno per il nipote e l’assoluzione per lo zio. Secondo la prima accusa della Procura (indagini all’epoca portate avanti dalla guardia di finanza) i due per 1.337 giorni avrebbero goduto di permessi retribuiti per assistere due anziani famigliari con handicap grave, ma le Fiamme gialle avevano accertato che in quei giorni avrebbero fatto altro. La normativa violata non è la conosciutissima 104, ma la legge 151 del 2001 che consente di poter usufruire fino ad un congedo retribuito di due anni per assistere familiari malati. A far scattare le indagini delle segnalazioni arrivate all’epoca ai finanzieri della tenenza di Nereto dopo che il nipote dalla Asl Romagna tramite mobilità interna si era trasferito a Sant’Omero. Così gli investigatori avevano avviato le indagini portate avanti con accertamenti incrociati attraverso anche l'esame dei telepass autostradali. Nel corso degli anni c’è stato anche un procedimento alla Corte dei Conti che ha condannato entrambi a risarcire l’azienda sanitaria teramana che insieme a quella di Romagna si è costituita parte civile nel processo penale. A cominciare dalla ormai conosciutissima 104, tante sono le normative che consentono di poter usufruire di congedi retribuiti per assistere i familiari malati. E altrettanti sono, soprattutto negli ultimi anni, gli scandali scanditi dalla cronaca per i continui abusi. Le statistiche raccontano che di questa normativa si avvale il 13% dei dipendenti pubblici e il 3,3% nel settore privato e che le norme di civiltà che allineano il Paese a quelle comunitarie spesso e volentieri diventano una opportunità per chi decide di approfittarne. E’ accaduto con le pensioni di invalidità, sta accadendo con la legge 104.
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