Truffa del sisma, sì al sequestro dei soldi

La Procura vince il ricorso al Riesame contro il no del giudice: sigilli ai fondi Cas indebitamente ottenuti da due sfollati
TERAMO. La storia si ripete sempre e la violazione sistematica delle regole resta il filo conduttore dei post terremoti raccontati dalle cronache giudiziarie. Come nel caso di coloro che percepiscono i soldi del Cas, il contributo di autonoma sistemazione, senza averne i requisiti. Gli ultimi casi scoperti raccontano l’ennesimo fascicolo della Procura con un risvolto giuridicamente sostanziale visto che il gip aveva respinto la richiesta di sequestro per equivalente dei fondi che secondo l’accusa sarebbero state indebitamente percepite. La Procura (titolare del fascicolo il pm Davide Rosati) ha fatto ricorso e i magistrati del tribunale del Riesame l’hanno accolto: le somme devono essere sequestrate.
In questo caso l’inchiesta aperta dalla Procura teramana riguarda due presunti casi di “furbetti” del terremoto che avrebbero percepito 5mila e 7mila euro di autonoma sistemazione senza averne i requisiti. Il reato contestato è quello di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. Il contributo di autonoma sistemazione, il Cas, è una misura destinata alle famiglie e al singolo cittadino la cui abitazione si trova in area in cui è vietato l’accesso (zona rossa), oppure è stata distrutta in tutto o in parte, o è stata sgomberata in seguito alle scosse.
Il contributo può raggiungere un massimo di 900 euro mensili. Le inchieste, conseguenza di esposti e accertamenti delle varie polizie municipali, sono coordinate dal pool di magistrati che il procuratore Antonio Guerriero ha messo a capo di tutto quello che riguarda il terremoto (oltre a Rosati ne fanno parte i sostituti procuratori Andrea De Feis e Stefano Giovagnoni). È evidente, e forse fin troppo scontato, che su questo fronte i fascicoli d’indagine siano destinati a crescere visto anche i numeri degli sfollati registrati nei vari comuni. Perché nei tempi di una ricostruzione sempre più lenta e difficile, i “furbetti” dell’autonoma sistemazione aumentano e le inchieste si allargano toccando, oltre al capoluogo, anche altri centri danneggiati dal sisma .La chiave di volta investigativa per scovare i furbetti è un metodo ormai collaudato dal sisma dell’Aquila: l’incrocio dei dati che consente di capire se il contributo di autonoma sistemazione debba essere percepito. Fino a questo momento sono stati più di trenta i fascicoli già aperti dai pm del pool di cui alcuni definiti sia con processi in corso, sia con istanze di patteggiamenti.
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