Tunisino ucciso dal carabiniere Arrestato il fratello testimone

L’uomo rintracciato a Napoli: per lui chiesti il giudizio immediato per spaccio di droga e un incidente probatorio perché possa riferire ai magistrati di quel drammatico pomeriggio
ALBA ADRIATICA. E’ il solo testimone della sparatoria di Alba. Gamal Hadyl, tunisino, è il fratello dell’uomo che il 18 dicembre è stato ucciso dal colpo di pistola esploso da un carabiniere durante un’operazione antidroga. Da qualche giorno è rinchiuso nel carcere napoletano di Poggioreale dopo essere stato arrestato dai militari del reparto operativo e della compagnia di Alba che nella città partenopea lo hanno rintracciato dopo una lunga e complessa indagine. E’ accusato di spaccio di droga perchè, secondo la procura, quel drammatico pomeriggio di tre mesi fa era in casa con il fratello a confezionare 150 grammi di eroina poi buttati nel giardino sottostante durante la sua fuga. Il pm Davide Rosati (titolare del fascicolo) per lui ha chiesto il giudizio immediato per lo spaccio. Ma non solo.
Il magistrato, infatti, ha fatto richiesta di un incidente probatorio per raccogliere la sua testimonianza: l’obiettivo è quello di cristallizzare il suo racconto della sparatoria. Gamal Hadyl è l’unico testimone oculare della morte del fratello Akim, dissanguato dopo essere stato raggiunto dal colpo di pistola.
Con l’arresto di Gamal la procura mette insieme nuovi tasselli di una vicenda che per ora ha due punti fermi: la traiettoria del colpo sparato dall’alto verso il basso (così come stabilito dall’autopsia) e l’ipotesi di eccesso colposo di legittima difesa che il sostituto procuratore Rosati ha contestato al militare. Una tragedia consumata in pochi minuti all'interno di un palazzone sul lungomare Marconi durante un blitz antidroga. Un'operazione di routine per i carabinieri che da tempo tenevano sotto controllo i tunisini. Alla sua abitazione erano arrivati grazie a delle soffiate di informatori che avevano confermato i sospetti che quell'appartamento fosse diventato un punto di riferimento per i tossicodipendenti del posto.
A fare irruzione due militari in borghese, così come in tutte le operazioni di questo tipo, con una pattuglia del nucleo radiomobile in appoggio e pronta ad intervenire per ogni evenienza. Quando i militari hanno bussato alla porta dell'appartamento di certo non si aspettavano la reazione dei due stranieri che si trovavano all’interno. Da una prima ricostruzione il tunisino alla vista dei militari avrebbe prima cercato di spingerli indietro maneggiando un grosso coltello da cucina con cui avrebbe cercato di sferrare dei fendenti. E solo a quel punto dalla pistola del brigadiere sarebbe partito il colpo mortale. Un colpo sparato dall'alto verso il basso, con l'obiettivo di spaventare il tunisino, e che dopo aver attraversato la porta lo avrebbe raggiunto alla coscia centrando l'arteria femorale. A quel punto, mentre il fratello presente nell'appartamento si sarebbe allontanato approfittando del trambusto, i militari hanno subito chiamato i soccorsi.
(ha collaborato Alex De Palo)
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