Turismo, a luglio la flessione è del 30%

17 Luglio 2020

Di Carlo dà i primi numeri della stagione: «Maggio e giugno disastrosi, ora stiamo recuperando. Mancano gli stranieri»

GIULIANOVA. L’emergenza sanitaria ha portato finora a Giulianova a un calo di presenze turistiche attorno al 30%, con una flessione dell’occupazione che va dal 20 al 30%. Un danno enorme per l’economia locale.
Passata la prima metà del mese di luglio, si cerca di tracciare un primo bilancio dell’estate per quantificare, almeno sui numeri disponibili, il minor afflusso di turisti nelle strutture ricettive giuliesi. Sull’argomento l’assessore al turismo nonché responsabile locale di Federalberghi Marco Di Carlo ha le idee chiare: «I mesi di maggio e giugno sono stati un completo fallimento per via dell’emergenza sanitaria. Per quanto riguarda il mese in corso, a livello di presenze siamo al 70% del luglio dello scorso anno. Una flessione che si nota e alla quale stiamo facendo fronte con promozioni, nuovi contatti e nuove idee, allargando il campo dei potenziali clienti. Dai segnali che ricevo posso dire che stiamo recuperando un po', ma sarà difficile replicare i risultati del 2919. La nostra speranza è riposta nella seconda parte di luglio e nell’intero agosto. Quest’anno, grazie alla riapertura delle scuole prevista il 14 settembre, abbiamo la possibilità di allungare la stagione come accadeva in passato. Fino ad ora il turismo straniero si è visto poco e gli arrivi sono quasi tutti nazionali. Abbiamo davanti ancora due mesi di bella stagione e puntiamo molto a rendere concreto questo periodo che potrebbe in qualche modo invertire nettamente la tendenza registrata sino ad ora. In questi giorni abbiamo notato un turismo molto diverso rispetto alle solite abitudini».
Anche sulla media delle presenze per ogni singolo turista, Di Carlo ha notato un diverso atteggiamento rispetto agli anni passati: «In questo inizio estate la media dei pernottamenti è di 6/7 presenze a persona contro le 9/10 delle stagioni precedenti. Come si vede la flessione è facilmente riscontrabile sulla base dei numeri oltre che come percezione». Di Carlo accenna anche ai livelli occupazionali: «Abbiamo dovuto dire no a persone che hanno lavorato con noi per tanti anni. Ma non potevamo agire diversamente in presenza di una diminuzione di lavoro. La crisi procurata dall’emergenza sanitaria ha colpito anche l’indotto, rappresentato per noi soprattutto dai fornitori che hanno dovuto adeguare le loro vendite alle nuove, diverse necessità delle strutture ricettive». Marco Di Carlo conclude: «Ci sono mancati i gruppi stranieri. Comunque, a conti fatti, poteva andare peggio».
Minori presenze si notano anche sulle spiagge, che appaiono affollate durante il fine settimana con turismo di prossimità, ma poco frequentate nei giorni feriali. Si calcola nel complesso una minore presenza valutata attorno al 40%.
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