«Turismo, settembre mese importante»

4 Ottobre 2023

Confesercenti: qualche miglioramento c’è stato ma non basta, bisogna investire sulla bassa stagione perché è il futuro

TERAMO. Turismo settembrino in provincia: qualcosa si muove, ma non abbastanza. L’Assoturismo Confesercenti Abruzzo rileva un trend positivo del mese appena concluso, con presenze soprattutto lungo la costa, ma senza grandi slanci o numeri di peso come invece molte altre realtà italiane fanno registrare. L'associazione, guidata da Gianluca Grimi, apre una riflessione sul tema e avanza le sue proposte per far sì che settembre e l'autunno diventino periodi stabilmente vocati al turismo, anche perché è verso questa direzione che le scelte dei viaggiatori europei e italiani vanno.
Per il Teramano sarebbe tra l'altro un ritorno al passato, a quando cioè i turisti a settembre sul territorio erano una normalità. Poi qualcosa è cambiato e Grimi parla di «involuzione», mettendo sul piatto il cuore della questione: «Si deve parlare di turismo post-estivo? O forse di post-turismo? O più semplicemente di turismo?», dice il presidente regionale di Assoturismo riferendosi ai flussi di settembre. «Il tema è centrale e dirimente perché tanti fattori, a cominciare dal clima, stanno riportando in auge questo turismo. Diciamo subito che qualche piccolo segnale di miglioramento, per quanto random e non coordinato, il Teramano lo sta dando. Tradotto: qualcosa incomincia a muoversi ma molto al di sotto di quello che ci si dovrebbe attendere, vista la chiara vocazione che nel complesso questo territorio potrebbe esprimere in termini di destagionalizzazione», prosegue Grimi che ricorda come per la provincia teramana il turismo di settembre era “normalità” fino ai primi anni 2000 al pari di quello di maggio. Erano mesi nei quali «migliaia di tedeschi e nord europei affollavano i nostri lidi, oggi non è più così. Possiamo quindi affermare con certezza che, oggettivamente e a prescindere dalle narrazioni politiche, negli ultimi quindici anni il Teramano ha subito una incontestabile involuzione turistica», dice il presidente di Assoturismo, che spiega: «L’equazione è semplice. Se quello che c’era non c’è più, e la capacità ricettiva è sempre la stessa nessuno può aver aumentato nulla. Tale involuzione è dovuta a tanti fattori che abbiamo ben analizzato, ma tra i quali spicca anche la nostra difficoltà a esprimere attrattività al di fuori di “sole e mare”».
Qualcosa, quindi, non ha funzionato negli ultimi decenni: «Qualcosa di certo abbiamo sbagliato, e i nostri sbagli ci hanno portato a concentrare la stagione estiva in due mesi e quasi tutta dedicata alla clientela italiana. Condizioni queste, davvero difficili da ribaltare solo con la promozione e senza investimenti infrastrutturali», prosegue Grimi, che sottolinea come il cambiamento climatico svolga una parte importante nella scelta dei turisti. Le estati ormai caldissime spingono molti, specie i nordeuropei, a optare per periodi più miti, come appunto maggio, settembre e ottobre. Viaggiare in periodi fuori dalla cosiddetta alta stagione è anche «meno costoso e rende la vacanza più rilassante perché le località sono meno affollate: ormai dunque sono tanti i fattori che spingono verso la destagionalizzazione del turismo ed è per questo che dobbiamo agire subito», aggiunge Grimi, che indica sei fronti sui quali intervenire «urgentemente». Per Assoturismo bisogna: diversificare le attività ludiche e culturali dei comuni nei periodi post-estivi; fare una promozione mirata delle offerte post-estive, che sia sinergica fra Comuni, operatori di settore e Regione; puntare sui territori interni in termini di ospitalità e offerta enogastronomica; risolvere il gap di mobilità a lunga percorrenza che attanaglia il territorio (aeroporto, ferrovie, autostrade); agganciare in termini promozionali la coda del turismo post estivo e autunnale; portare velocemente a termine le annunciate piste ciclabili.
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