Uccisa dal fulmine, perizia sul defibrillatore

3 Ottobre 2024

Il pm dispone la consulenza dopo il sequestro dell’apparecchio usato nel primo soccorso alla donna 

TERAMO. Il fascicolo giudiziario resta contro ignoti, ma è un’inchiesta che si arricchisce di nuovi elementi di indagine quella aperta per accertare eventuali ritardi nei soccorsi istituzionali. Il caso è quello di Pamela Di Lorenzo, la 42enne di Alba Adriatica morta nove giorni dopo essere stata colpita da un fulmine mentre si trovava sulla spiaggia. Dopo aver disposto il sequestro del defibrillatore usato nelle operazioni di soccorso, la Procura ha disposto una consulenza tecnica sull’apparecchio. Va detto che questi apparecchi, al momento dell’utilizzo, registrano le voci di chi li usa e proprio per ricostruire quei drammatici momenti l’esame del defibrillatore potrebbe essere importante. L’inchiesta è stata aperta dopo l’esposto del compagno della vittima. Alla Procura (titolare del fascicolo il pm Enrica Medori) la famiglia ha chiesto di verificare, così si legge nell’esposto, «se la causa del decesso sia da attribuire a negligenze e ritardi nel soccorso, soprattutto in relazione al tempo trascorso in arresto cardiaco a causa del ritardo negli interventi». Quella mattina di agosto la donna, conosciuta barista benvoluta da tutti, per quasi mezz’ora venne sottoposta a interventi rianimatori con un lungo massaggio cardiaco eseguito prima da un turista e poi da un infermiere mentre altri nel frattempo avevano avviato la ricerca di un defibrillatore pubblico, visto che quello più vicino non era disponibile perché la postazione era stata spostata per i lavori sul lungomare. L’apparecchio usato appartiene a una postazione distante circa 500 metri dal posto in cui si trovava la donna.(d.p.)