Uccise Max Costantini, torna in libertà

28 Luglio 2018

Il giovane marocchino può scontare gli ultimi tre anni in affidamento ai servizi sociali, da sei è ai domiciliari perché malato 

TERAMO. Potrà scontare gli ultimi tre anni di pena mettendosi al servizio degli altri con l’affidamento ai servizi sociali. Senza dimenticare. Perchè un omicidio non si può scordare. Ma impedendo che per un detenuto malato la pena diventi un trattamento inumano e degradante, così come ha più volte stabilito la Cassazione e così come la Corte europea dei diritti dell’uomo ricorda ogni giorno.
Lui è Mounaim Diab, marocchino di 29 anni, condannato a 15 anni per l’omicidio del 69enne artigiano teramano Max Costantini ucciso nel 2008: quattordici coltellate, si è sempre difeso davanti ai giudici, sferrate nel tentativo di respingere delle presunte avances sessuali dell’uomo. Ha scontato nove anni e cinque mesi di reclusione, oltre a due anni e otto mesi di riduzione della pena a titolo di liberazione anticipata. Qualche giorno fa il tribunale di sorveglianza ha accolto la richiesta di affidamento per gli ultimi tre anni e cinque mesi.
Dal 2012 il giovane è su una sedia a rotelle perchè affetto da spondilite anchilosante, una grave malattia progressiva reumatica delle anche che non gli consente di muoversi. Proprio a causa delle sue condizioni di invalido al 100% dichiarate incompatibili con il sistema carcerario da sei anni è agli arresti domiciliari a Teramo, nell’abitazione della madre. Una concessione arrivata dopo una lunga battaglia legale combattuta dal suo avvocato Gennaro Lettieri tra decine di ricorsi e istanze. Sul caso all’epoca intervenne anche l’allora ministro della giustizia Paola Severino che, in risposta ad una lettera dello stesso Lettieri, dispose che il giovane fosse trasferito dal carcere di Opera al policlinico di Milano per essere urgentemente operato all’anca destra. Intervento a cui negli anni ne è seguito un secondo a quella sinistra. Prima che il tribunale di sorveglianza gli concedesse il differimento della pena, Mounaim è passato dal carcere di Teramo a quello dell’Aquila, da quello di Viterbo a quello di Milano. Nell’ultimo provvedimento di differimento il tribunale di sorveglianza, con il collegio presieduto da Francesca Del Villano Aceto, ha messo nero su bianco che: «le attuali condizioni del condannato, in ragione delle gravi patologie da cui è affetto e dallo stato di deperimento fisico, incidono in maniera rilevante sulla sua autonomia, in quanto determinano un importante grado di disabilità con conseguente considerevole limitazione della capacità di svolgere autonomamente gli atti quotidiani della vita e sono potenzialmente idonee ad aggravare lo stato di sofferenza derivante da una ipotizzabile detenzione carceraria, essendo il soggetto incapace di una fluida ed efficace gestione dei proprio movimenti in modo tale da rendere l’espiazione intramuraria contraria al senso di umanità».
Nel 2015 l’avvocato Lettieri aveva presentato anche una richiesta di grazia successivamente respinta. In quell’occasione il giovane, arrivato in Italia a 15 anni con la madre, aveva detto: «Per quello che ho fatto le scuse non bastano». Perchè nel tempo i macigni sono diventati macerie.
Costantini, conosciutissimo ex pesista ed allenatore, venne ucciso con 14 coltellate nel capannone della sua ditta di San Nicolò il 17 novembre del 2008. Mounaim da subito sostenne di aver perso la testa e di aver agito in un impeto di rabbia per difendersi da presunte avances sessuali dell’uomo. Ma nessun giudice gli ha riconosciuto quelle attenuanti. Cinque giorni dopo il delitto venne arrestato dalla squadra mobile nella casa di alcuni conoscenti. Dopo la notifica del provvedimento di affidamento ai servizi sociali disposto dal tribunale di sorveglianza, ora bisognerà individuare il contesto in cui Mounaim, pur nelle sue condizioni fisiche, potrà mettersi al servizio degli altri per dare il suo aiuto. Senza dimenticare.
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