Uccise un ladro, processo bis all’agente

20 Settembre 2018

Dopo il primo annullamento, la Procura chiede un nuovo rinvio a giudizio per il poliziotto che fece fuoco su un albanese

TERAMO. E’ una cronaca che si riavvolge su se stessa quella che, dopo sei anni dai fatti trascorsi senza alcuna sentenza, scrive una nuova tappa giudiziaria nel caso della sparatoria di Castelnuovo Vomano. Perchè al termine di un primo processo chiuso con la richiesta di nuove indagini fatta dal giudice, la Procura conferma l’accusa di omicidio colposo e chiede un processo bis per il poliziotto Alfredo De Concilio, all’epoca in servizio alle volanti di Teramo. L’uomo è accusato di aver ucciso Klodian Qerimi, albanese di 24 anni, raggiunto da un colpo di pistola esploso durante un inseguimento dopo alcuni furti. Ora sarà il gup Roberto Veneziano, nell’udienza fissata per metà dicembre, a decidere se accogliere la richiesta del pm Davide Rosati o disporre il non luogo a procedere.
Secondo il pm le nuove indagini su quella drammatica serata dell’11 novembre 2012 sono arrivate alla conclusione che l’agente ha sparato ma non voleva uccidere. Questo dopo che a gennaio 2017 al termine del processo in cui il poliziotto era imputato di omicidio colposo, il giudice Flavio Conciatori, con tanto di ordinanza, aveva rinviato gli atti alla Procura per nuove indagini al fine di rivedere l'ipotesi di reato fin qui contestata al poliziotto. Partendo da un interrogativo che il magistrato aveva sollevato nella sua ordinanza: i ladri che scappavano erano veramente armati? E non solo. Perchè nella sua ordinanza Conciatori aveva scritto: «I fatti si sono svolti in maniera diversa da quello sin qui ricostruito. C'è stato un maldestro tentativo da parte di ignoti di inquinare la scena del delitto? L'arma è stata collocata ad arte da qualcuno?». Secondo la relazione del consulente della Procura Paride Minervini ( lo stesso che si è occupato del caso del tifoso laziale Sandri) il giovane albanese venne ucciso da un frammento di proiettile finito contro il poggiatesta del sedile passeggeri anteriore della vettura. Il frammento lo colpì mentre era disteso sul sedile posteriore e mentre i complici scappavano. L'autopsia accertò che Qerimi venne ucciso da un solo colpo di pistola, con il proiettile che entrò dalla spalla destra e rimase conficcato nel torace, sempre sul lato destro del corpo. Il poliziotto, secondo la sua versione, sparò cinque colpi dopo aver visto uno dei quattro malviventi in fuga puntargli contro una pistola. Qerimi non era armato e non era ancora sceso dalla Mercedes su cui la banda alla quale apparteneva si spostava per compiere dei furti. Il bandito che impugnava la pistola (arma poi ritrovata, senza caricatore, in una siepe vicina) era appena sceso dalla macchina. Sia il risultato dell'autopsia sia la consulenza rimessa dal perito balistico sono state ritenute compatibili con il racconto dell'agente, che aveva di fronte la parte posteriore destra della Mercedes. Qerimi cercava di scendere proprio dallo sportello posteriore destro quando venne colpito. Il poliziotto (assistito dagli avvocati Raffaele Ferrantino e Fabrizio Silvani) ha ribadito più volte di aver sparato senza avere l'intenzione di uccidere.
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