Uccisero spacciatore, caso archiviato

30 Maggio 2017

Alba, cade l’accusa di omicidio preterintenzionale per due carabinieri: spararono a un tunisino per legittima difesa

TERAMO. Qual colpo di pistola, che poi si rivelò letale, fu sparato per legittima difesa e l’uso delle armi è da considerarsi un’azione altrettanto legittima. Sono queste, in estrema sintesi, le motivazioni con cui il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Teramo Giovanni de Rensis ha archiviato l’accusa di omicidio preterintenzionale nei confronti dei due carabinieri che il 18 dicembre 2014 uccisero uno spacciatore tunisino, Hakin Hagji, durante un’operazione antidroga ad Alba Adriatica. Era stata la stessa Procura – titolare dell’inchiesta Davide Rosati – a chiedere di archiviare il caso, ma i familiari della vittima si erano opposti, chiedendo che il processo andasse avanti. Il gip, invece, ha accolto totalmente le tesi della pm e del difensore dei due carabinieri, l’avvocato Gabriele Rapali, chiudendo definitivamente il procedimento penale.
Fu solo uno dei due a sparare, l’altro era nella stessa pattuglia, ma l’imputazione è scattata per entrambi. In quel giorno di dicembre di tre anni fa i due militari, dopo aver sfondato la porta dell’appartamento dove abitava lo spacciatore, si erano trovati di fronte il tunisino armato con un grosso coltello che cercava di sbarrare loro il passo, aggredendoli e tentando di richiudere la parta. Una situazione molto concitata e pericolosa: dal varco della porta semichiusa uno di due carabinieri spara un colpo di pistola dall’alto verso il basso mirando alle gambe del tunisino, ma il proiettile recide l’arteria femorale e in pochi minuti il giovane muore dissanguato.
Nell’ordinanza di archiviazione, per quanto riguarda l’uso delle armi, il giudice osserva che nei fatti accaduti quel giorno ad Alba vi erano tutte le condizioni previste dalla giurisprudenza per ritenerlo legittimo. Una su tutte: se non le avessero usate i due carabinieri sarebbero venuti meno al loro dovere, poiché non avrebbero potuto respingere la violenza che in quel momento veniva esercitata contro di loro e non avrebbero potuto impedire che gli occupanti della casa facessero sparire le prove del reato, ovvero si disfacessero della droga, come già avevano cominciato a fare. Né avrebbero potuto usare altri tipi di armi non letali, come avevano ipotizzato i familiari della vittima nell’opporsi all’archiviazione, facendo riferimento a proiettili di gomma, manganelli o altro, per il semplice motivo che avevano a disposizione solo la pistola d’ordinanza.
Quanto alla legittima difesa, il giudice ritiene che non possa esserci alcun dubbio: il tunisino era armato con un grosso coltello e stava minacciando i militari, per cui la loro reazione è da ritenersi proporzionata all’aggressione, anche considerando il fatto che il colpo era diretto alle gambe. Del resto, osserva ancora il gip, sarebbe indecoroso se un carabiniere fuggisse di fronte al pericolo, mentre ha il dovere di fronteggiarlo.
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