Ucciso dalla rotopressa, tutti assolti

Incidente sul lavoro a Campli, niente colpevoli per la morte del 38enne di Bellante
TERAMO. A cinque anni dal drammatico incidente sul lavoro in cui il 38enne di Bellante Pierluigi Fanì morì a Campli dopo essere finito negli ingranaggi della rotopressa, il processo di primo grado si chiude con l’assoluzione dei tre imputati. A processo con l’accusa di omicidio colposo erano finiti Jessica Giancola, la titolare dell’azienda agricola in cui la vittima quel giorno stava lavorando, Paolo Tencone, consigliere e procuratore speciale della Class Italia, società importatrice e venditrice sul territorio italiano del macchinario agricolo, e Elvira D’Eusebio, legale rappresentante della società fornitrice del mezzo agricolo. Per Giancola e D’Eusebio la Pubblica accusa rappresentata dal pm Stefano Giovagnoni aveva chiesto una condanna a 16 mesi, mentre per Tencone una condanna a due anni. Ieri, a fine processo, il giudice monocratico Franco Tetto ha pronunciato sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Massimo Ambrosi, Andrea Lorioli e Carlo Morricone.
Secondo l’accusa, così si legge nel capo d’imputazione, ognuno nei diversi ruoli «cagionavano la morte del lavoratore Pierluigi Fanì il quale, per effettuare un’attività di raccolta e pressatura del fieno con formazione di rotoballe utilizzava un’attrezzatura di lavoro, consistita in una rotopressa marca Class modello 360 Variant (agganciata al trattore) non conforme alle specifiche disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie». Secondo la Procura, in sintesi, l’apparecchio non sarebbe stato dotato di tutti i sistemi di sicurezza. Di diverso avviso il tribunale che ha pronunciato sentenza di assoluzione. La Procura annuncia ricorso in Appello.(d.p.)
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