Ucraini costretti ad andare via: è alta tensione negli alberghi

9 Novembre 2022

Ad Alba Adriatica trenta profughi destinati al Casertano rifiutano il trasloco e chiamano i carabinieri Oggi il personale della Protezione civile informerà della partenza imminente gli ospiti a Martinsicuro

ALBA ADRIATICA. Le lacrime di chi fuggiva dalle bombe e finalmente si stava integrando altrove, a migliaia di chilometri da casa. La rabbia di chi, dopo sei mesi, è costretto a rifare i bagagli e a ricominciare ancora una volta da capo. Sono giorni di tensione negli hotel della costa vibratiana. Le centinaia di ucraini che qui si sono rifugiati e che finora sono stati ospitati negli alberghi, infatti, devono andare via. Non c’è scampo: la possibilità di restare nelle strutture turistiche abruzzesi è terminata per gli effetti di un decreto ministeriale, tra gli ultimi lasciti del governo Draghi. I profughi devono essere trasferiti nei centri dell’accoglienza pubblica in giro per l’Italia. Devono lasciare amici e parenti connazionali che li hanno aiutati a venire dove loro si erano già integrati, al riparo dalle bombe: è una comunità che si spezza un’altra volta. E devono lasciare amici italiani con cui avevano stretto finalmente legami, dopo aver superato le barriere linguistiche. I bambini devono lasciare i loro compagni di scuola: non è un caso che a protestare sono soprattutto le mamme.
La tensione si respira da giorni, ieri è scoppiata fragorosa in un hotel di Alba Adriatica. Una trentina dei 106 ospiti della struttura, infatti, ha deciso di non firmare l’autorizzazione al trasferimento. Sono destinati ad alloggi in provincia di Caserta. L’alternativa è ritrovarsi per strada: il personale della Protezione civile regionale è stato chiaro, non dipende dalle autorità locali, non ci si può fare niente. Gli ucraini ad Alba devono firmare entro oggi alle 14, poi fare i bagagli: domani verranno a caricarli per accompagnarli in Campania.
Già altri sono stati portati via. Da un residence di Alba sono partiti in direzione Molise, altri proprio verso il Casertano. «Ci hanno trasferiti in un paesino, qui siamo in dieci in una stanza con un solo bagno», scrive qualcuno agli ucraini che devono ancora partire. «Non vogliamo andare via», dicono i trenta. «Vogliamo certezze sulla destinazione», aggiunge una delle donne. Qualcuno ha chiamato i carabinieri: i militari hanno riportato l’ordine, ma poco hanno potuto fare di più. Qualcuno si appella a qualche avvocato: l’ultima speranza è un cavillo che permetta loro di restare. I titolari degli hotel, invece, non sanno cosa fare: i contratti sono scaduti e le istituzioni non li hanno rinnovati.
E da stamattina il personale dell’agenzia regionale della Protezione civile andrà ad annunciare il trasferimento agli ucraini nelle strutture di Martinsicuro.
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