Ucraini rifiutano gli alloggi a Isola e tornano in un hotel di Roseto

15 Marzo 2023

Il titolare dell’albergo: «Li ospitiamo volentieri a spese nostre, ma forse c’è qualcosa da rivedere» Il presidente dell’Arci: «Non è un caso isolato, le lamentele sugli appartamenti sono continue»

ROSETO. Dopo il primo anno di accoglienza degli ucraini in fuga dalla guerra negli alberghi della costa, dove non ci sono state criticità, con lo spostamento negli alloggi dei paesi dell’entroterra sono iniziati i problemi. Quattordici ucraini, tra cui mamme con figli, fino a pochi giorni fa erano ospiti nella casa di accoglienza Madonna del Grano a Notaresco ma due giorni fa sono stati costretti ad andare via. «Ci avevano detto che saremmo andati a Pineto», dice uno di loro, «ma poi ci hanno portato a Isola del Gran Sasso. Lì però c’è una struttura dove ci sono circa 200 persone tra cui siriani, afghani e altri rifugiati. Non abbiamo accettato di stare con loro, anche perché tra di noi ci sono mamme con figli piccoli, e così ci siamo ritrovati in mezzo alla strada». I 14 ucraini sono tornati nell’hotel Narcisi di Roseto, dove sono stati fino a pochi mesi fa. «Io li capisco», dice Franco Manicuti, che insieme alla moglie e alla figlia gestisce l’hotel, «e non potevamo farli stare senza alloggio. Adesso noi non prendiamo più sovvenzioni, anche perché il primo periodo di emergenza è concluso, e così li dobbiamo ospitare a spese nostre. Ma lo facciamo volentieri, anche perché queste persone hanno bisogno di alloggio e vitto. Molti di loro sono stati inseriti nel mondo del lavoro e i ragazzi vanno già da diversi mesi nelle scuole del territorio comunale, dove ormai si sono integrati bene. Trasferirsi da Roseto a Isola non è semplice, in particolare quando poi sono costretti ad andare in strutture sovraffollate. Bisogna forse rivedere un po’ la gestione».
La Protezione civile, che gestisce l’accoglienza degli ucraini fa sapere che «questa è la fase dell’accoglienza diffusa come previsto dalle ordinanze governative che prevede il passaggio dall’alloggio negli alberghi alle gestione del terzo settore in appartamenti che riteniamo idonei in tutto il territorio. Stiamo svolgendo il nostro compito secondo quanto previsto dalla legge. La famiglia di ucraini presa in carico dall’Arci non ha accettato l’alloggio disponibile a Isola». Giorgio Giannella, presidente Arci Teramo, conferma che la famiglia ha deciso volontariamente di non accettare il trasferimento. «Lunedì scorso è stata a visionare l’appartamento nel palazzo Martenucci (alla presenza di una pattuglia dei carabinieri) e ha deciso di non accettare, quindi di tornare sulla costa per conto proprio. Mi preme sottolineare che quel palazzo è abitato da italiani e non da migranti. In ogni caso, anche se fossero stati rifugiati, non vedo quale sia il problema». Non si tratta di un caso isolato. «Le lamentele sugli appartamenti, anche per motivi futili, sono continue, soprattutto da chi ha avuto la prima accoglienza negli hotel», prosegue Giannella, che evidenzia come gli ucraini non sono persone richiedenti asilo politico, ma hanno una protezione speciale. «Questo status non viene meno se escono dal sistema di accoglienza, che deve essere uno scambio reciproco», conclude, «il dramma della guerra, che ho toccato con mano nel mio viaggio in Ucraina, è che lì sono rimaste sotto le bombe tante persone che non hanno avuto i mezzi e gli strumenti per arrivare qui. Chi è riuscito a scappare può essere più accomodante». (l.v.-a.d.f.)
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