Un altro focolaio nei rifiuti Cirsu Il sindaco: si rischia il disastro

Di Bonaventura: «Potrebbe generarsi un incendio tale da dover evacuare gli abitanti di tre comuni Non è vero che la Regione è bloccata dai ricorsi, può intervenire per svuotare i capannoni»
NOTARESCO. «Non se ne può più del teatrino fra gli enti, la Regione deve intervenire per evitare un possibile disastro». Il sindaco di Notaresco Diego Di Bonaventura torna ad esternare la propria rabbia per la situazione del Cirsu, dopo il nuovo principio di incendio generatosi nella tardissima serata di venerdì. I vigili del fuoco di Teramo sono stati infatti costretti ad intervenire poco prima di mezzanotte per spegnere un focolaio nello stesso capannone dell’episodio del 31 gennaio, quando si scatenò l’autocombustione dei rifiuti organici nonostante la temperatura fosse di poco superiore allo zero. La situazione è stata poi monitorata per ore nella giornata di ieri.
«Mi pare evidente che questi ultimi due avvenimenti rappresentino l’avvisaglia di un pericolo reale per tutta la provincia», insiste il sindaco, «potrebbe scoppiare un incendio di dimensioni tali da costringere ad evacuare Giulianova, Notaresco e Morro d’Oro». Sembra essere una telenovela senza fine quella riguardante gli impianti di Grasciano. Dopo che lo stesso Di Bonaventura più volte alzò la voce dichiarando che i capannoni non potevano più ricevere i rifiuti per essere trattati e smaltiti, lo scorso luglio la Regione emise un decreto di chiusura degli impianti. Dopo avere ottenuto questo primo risultato, il sindaco ha iniziato a chiedere con insistenza, e lo ha ripetuto per mesi, che l’area venisse svuotata e pulita per evitare possibili danni all’ambiente e alla popolazione circostante. «Da quel momento», dice Di Bonaventura, «sono ripartiti i giochetti fra gli enti preposti ad intervenire. La scusa dei loro teatrini sono gli innumerevoli ricorsi amministrativi tra le varie società di gestione. Ma è tutto falso», ribadisce il primo cittadino di Notaresco, «la Regione può infatti rimuovere i rifiuti riscuotendo le polizze fideiussorie. Non si può aspettare l’ennesimo disastro in stile Pomezia (località laziale dove nello scorso maggio un rogo sprigionò nell’aria livelli di diossina 700 volte oltre la soglia di rischio, ndc), per poi ricercare le responsabilità».
Nel frattempo non sono ancora arrivati i risultati sui campioni dell’aria, prelevati dall’Arta Abruzzo all’interno della struttura nelle ore successive all’incendio di mercoledì scorso. «Non rimarrò più ad attendere, non posso aspettare marzo o aprile. L’ambiente e la sicurezza dei cittadini vengono sopra ad ogni cosa. Vogliono cercare di fermarmi in ogni modo, ma continuerò a lottare per il mio paese e per la mia gente», conclude Di Bonaventura.
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