Un autosalone per la droga: otto arresti

Martinsicuro, la polizia smantella un’organizzazione di albanesi e italiani che usava il negozio come copertura
MARTINSICURO. Una lunga indagine iniziata nel 2017 e conclusa solo ieri al termine di una complessa vicenda giuridica con tanto di ricorsi di Cassazione. Otto misure di custodia cautelare per sette albanesi (di cui tre irreperibili) e un italiano smantellano quella che la polizia definisce una vasta organizzazione dedita allo spaccio su tutta la costa vibratiana che aveva come copertura un autosalone. Una vera e propria struttura criminale con un capo che impartiva ordini e forniva assistenza a chi veniva arrestato.
A firmare l’operazione la squadra mobile teramana (diretta dal vice questore aggiunto Roberta Cicchetti) che ricostruisce i movimenti dell’organizzazione nell’inchiesta firmata dal pm Fabio Picuti della Procura distrettuale antimafia dell’Aquila. L’accusa che viene contestata a tutti (la polizia non ha fornito le generalità degli arrestati ) è quella di associazione finalizzata al traffico di droga. A dicembre il gip dell’Aquila Romano Gargarella aveva respinto le richieste di ordinanze fatte dalla Procura e su questo la stessa Procura ha fatto appello al tribunale del Riesame che lo ha accolto. Il provvedimento del tribunale del Riesame è stato impugnato in Cassazione dagli avvocati Antonio Valentini e Nello Di Sabatino (difensori degli arrestati) e nella giornata di martedì i giudici della Suprema Corte hanno respinto il ricorso. Così sono scattate le ordinanze in vigore dopo il pronunciamento del Riesame. Nel corso delle indagini sarebbe emerso un vero sodalizio criminale con a capo un albanese di 36 anni, dedito allo spaccio di cocaina e marijuana e con base logistica a Villa Rosa in una rivendita di autoveicoli che fungeva da copertura. Accanto al vertice, secondo quanto emerso, c'erano due vice, sempre albanesi, dediti all'approvvigionamento e allo spaccio dello stupefacente oltre che al reimpiego attraverso operazioni immobiliari in Albania, dei proventi derivanti dall'attività illecita e un italiano di 47 anni che oltre ad avere il ruolo di co-gestore dell'autorivendita ricopriva anche quello di custode dei proventi dell'attività di spaccio e di intermediario sia nella cessione di stupefacenti, che avveniva prevalentemente nei confronti di italiani, sia nell'assistenza legale nei confronti dei componenti del gruppo in caso di arresti o denunce. L’organizzazione aveva nella sua disponibilità anche delle armi: nell’abitazione di uno degli arrestati sono state trovate una pistola semi automatica clandestina e 15 cartucce.
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