Un commando palestinese gettò bombe su passeggeri innocenti
Il 41enne ingegnere Eni di Tortoreto Raffaele Narciso, il funzionario Alitalia di Carsoli Giuliano De Angelis, sua moglie Emma Zanchi e la figlia Monica di 7 anni, il 20enne finanziere Antonio Zara e...
Il 41enne ingegnere Eni di Tortoreto Raffaele Narciso, il funzionario Alitalia di Carsoli Giuliano De Angelis, sua moglie Emma Zanchi e la figlia Monica di 7 anni, il 20enne finanziere Antonio Zara e il dipendente dell’aeroporto di Fiumicino Domenico Ippoliti: queste le innocenti e dimenticate vittime italiane dell’attentato del 17 dicembre 1973. Alle 12,51 un commando di cinque terroristi palestinesi proveniente da Madrid fece irruzione nel terminal di Fiumicino sparando all’impazzata e uccidendo in pista le prime due persone. Si diresse, poi, verso un Boeing 707 della Pan Am in partenza per Teheran e vi gettò dentro due granate e una bomba al fosforo uccidendo 30 persone. Poi il commando sequestrò un Boeing 737 della Lufthansa, salì con gli ostaggi e fece scalo ad Atene, dove uccise Ippoliti e avviò una inutile trattativa per liberare due terroristi palestinesi detenuti. Il giorno dopo a Kuwait city i dirottatori furono catturati e consegnati all’Olp, l’organizzazione per la liberazione della Palestina. Di essi non si è mai saputa l’identità e sono rimasti impuniti. L’Italia non chiese la loro estradizione.

