Un’inquilina: «Non posso pagare un’altra casa»

Il Comune ha rinviato lo sfratto al 31 ottobre ma resta il dramma di chi deve andare via
GIULIANOVA. Non è piaciuto agli ospiti del condominio solidale, che presto dovranno lasciare l’alloggio, il risultato scaturito dall’incontro in comune con il sindaco Jwan Costantini. Particolarmente dura la reazione di Patrizia Mattoccia, 61 anni, che afferma: «Sono pronta anche ad un gesto estremo se non risolvo la mia precaria situazione. Unica cosa che abbiamo ottenuto dall’amministrazione è lo spostamento dell’uscita dal condominio il 31 ottobre anziché il 9. Il sindaco ci ha detto che tanto la casa non ci spetterà né ora né mai. E ha aggiunto che dobbiamo provvedere noi del condominio solidale a trovare un’abitazione con aiuto per qualche mese da parte del servizio municipale preposto, oltre ad un appoggio psicologico da parte di un assistente sociale ed una psicologa. Quando ho avvicinato alcuni proprietari di immobili ed ho fatto presente che sarebbe intervenuto per qualche mese il Comune, mi è stata chiusa ogni possibilità». La donna, che occupa un piccolo appartamento, percepisce un reddito di cittadinanza di 450 euro mensili: «Per un piccolo affitto mi hanno chiesto, oltre ad un anticipo, 400 euro mensili. Dovrei pagare le bollette ed altro, in pratica dovrei rinunciare a mangiare. Questa è la mia situazione e non vedo come il Comune metterci in mezzo ad una pubblica via. Come me altre dieci persone a causa del fatto che l’amministrazione comunale non è stata puntuale nei confronti del proprietario del fabbricato che ospita il condominio solidale. Era già successo qualche anno addietro in un residence di Mosciano: mandati via per inadempienza da parte dell’ente». Alla fine del prossimo mese, se la situazione rimarrà inalterata, undici persone resteranno senza casa. Il condominio solidale è stato chiamato così perché l’affitto degli alloggi veniva pagato con un fondo alimentato dalle donazioni degli ex amministratori della giunta Mastromauro che avevano deciso di devolvere parte dei loro compensi ad iniziative di solidarietà sociale. Con l’arrivo del commissario prefettizio il fondo si è esaurito e adesso il Comune non ha più i soldi per continuare a pagare gli affitti. «Se dovessi rimanere senza casa», dice ancora la donna, «qualcuno potrebbe portarmi sulla coscienza. In Comune siamo stati trattati male e con estrema superficialità. E in quella sede ho anche affermato che esiste ormai un accanimento contro noi del condominio solidale». (al.al.)
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