«Un intellettuale che ascolta gli altri»

La visita del presule alla casa di riposo De Benedictis raccontata da un docente
Il vescovo Lorenzo arriva al Centro per anziani “De Benedectis” alle 9 e 15, compiacendosi per il bel tempo: «Ho portato il sole, a Teramo», va ripetendo. Si apre ad una comunicazione, libera e cordiale, con gli operatori. Scopre con interesse che sta visitando una delle strutture geriatriche più grandi del centro-sud. E’ intrigante, fa domande. Si sottopone all’intervista di una Tv locale, rispondendo a getto e lungamente, come se si fosse preparato. Dentro, viene accolto da un applauso. Saluta gli anziani, uno per uno. Si lascia coinvolgere nelle loro storie: «Me ne occuperò … Telefono dopo …». E’ un comunicatore, ha il dono della relazione immediata, empatica.
Della sua personalità, mi sorprendono alcuni aspetti. La capacità d’interagire mentalmente, in modo totale, con chi gli parla, quasi che esistesse solo l’altro. Poi, la versatilità con cui si trasferisce emotivamente da un interlocutore all’altro. Discute di medicina con il medico … di conoscenze romane comuni con l’anziana ospite … invita l’uno e l’altro all’evento culturale che sta organizzando all’Università di Teramo … programma a volo un appuntamento … Un vero manager. Ed, infine, la sua attitudine a passare dall’ascolto intellettivo alla risoluzione pragmatica, escogitando soluzioni concrete. Intellettualità ed operatività, sono la cifra della sua identità. Di vescovo, di medico, di esperto nell’ambito politico e giovanile.
A tutto questo, si aggiunge una particolare insofferenza verso gli atteggiamenti costruiti. In lui, tutto è istantaneo, diretto. Così, ha preso a volo la proposta di venire alla De Benedictis, nel giro di poche ore, prendendo di contropiede gli organizzatori. Incontra per il corridoio degli operatori e s’intrattiene con loro in una lunga conversazione. Le sue, non sono le frasi di circostanza da vescovo, ma si addentra sinceramente nella loro vita. Alla fine, si concede, con tutti, ad una foto.
Ma, Lorenzo si è rivelato pienamente nella messa, celebrata in tono confidenziale e familiare e, soprattutto, nell’omelia. Ha enucleato un semplice pensiero della lettera di san Paolo (“Fratelli, io vorrei che foste senza preoccupazioni”) e su di esso ha costruito, a spirale, un breve discorso: «Accontentarsi del presente, di ciò che siamo e abbiamo, non sdoppiarsi in desideri che non si realizzeranno mai. E’ qui la nostra serenità». Un unico concetto, analizzato nelle sue implicazioni esistenziali. Una lezione per chi predica.
Lo riaccompagno in città. Mi chiede di scendere ai margini del centro storico per fare una passeggiata in questo giorno di sole. E lo definivano un vescovo romano in carriera …
* docente di filosofia e diacono

