«Un parco gestito da tutti e più esteso»

12 Febbraio 2016

Il numero due del WWf nazionale, il teramano Dante Caserta, propone lo sviluppo delle aree fluviali Tordino e Vezzola

TERAMO. Il vice presidente nazionale del Wwf, il teramano Dante Caserta, interviene nel forum “Teramo futura” e in particolare nel dibattito su come valorizzare e migliorare i parchi fluviali facendone un luogo che qualifichi la città.

Caserta in premessa sottolinea l’importanza degli spazi naturali collocati «all'interno o nelle immediate vicinanze delle aree urbane», dai quali «deriva una vasta gamma di "servizi ecosistemici" di cui si avvantaggia tutta la collettività e che sono spesso sottovalutati, se non ignorati: queste aree purificano aria e acqua, controllano piene, forniscono risorse alimentari e idriche, proteggono la biodiversità, aumentano il benessere psicofisico, riducono l'inquinamento, regolano il clima locale, sequestrano Co2, offrono energie rinnovabili».

Per Caserta «i due parchi fluviali di Teramo, vere e proprie "reti ecologiche" di transito tra gli ambienti montani/collinari e quelli della pianura verso il mare, potrebbero svolgere benissimo tutti questi ruoli, se solo fosse loro dedicata l'attenzione fino ad oggi mancata. Tralasciando l'assurdità di aver realizzato il parco fluviale del Tordino e averne poi distrutto una parte con il Lotto zero (con buona pace dei soldi pubblici spesi), le amministrazioni susseguitesi si sono mostrate refrattarie a ogni tipo di suggerimento. La proposta del Wwf di creare un centro di educazione ambientale recuperando la casetta abbandonata lungo il Vezzola, a fronte dell'impegno dei volontari di curare il verde di quel tratto di lungofiume (con conseguente risparmio per le casse comunali), fu fatta cadere nel vuoto dall'amministrazione Chiodi che nel 2006 rispose che ben altro si sarebbe fatto in quella struttura! Da allora sono passati quasi 10 anni, la casetta è in totale abbandono e l'area intorno è un ricettacolo di immondizia».

L’esponente del Wwf passa poi alla proposta: «Volendo riprendere il discorso della pianificazione dei parchi fluviali del Tordino e del Vezzola si dovrebbe ripartire da due punti fermi: pianificazione partecipata e recupero di quanto prodotto fino ad oggi. Una pianificazione partecipata è fondamentale per superare un problema che colpisce tutte le aree verdi urbane: la scarsa manutenzione e l'assenza di sorveglianza. Scarsa sicurezza e precaria manutenzione portano inevitabilmente a una limitata fruizione che lascia spazio ad atti vandalici che a loro volta causano l'allontanamento della cittadinanza che amplifica il livello di degrado del parco, e così via. Per rompere questa catena vanno avviati processi di cittadinanza attiva che portino a una gestione partecipata tra amministrazioni, associazioni, comitati di quartiere e cittadini: solo in questo modo si assicura un corretto e duraturo programma di gestione e di attività che determina una costante fruizione e una diffusa tutela. Invece di prendere decisioni a tavolino e poi (cercare di) imporle, è più utile avviare un processo di confronto in città così da giungere a una condivisione di obiettivi e strumenti che vedrà poi tutta la collettività impegnata: non solo esperti e amministratori, quindi, ma anche semplici fruitori, mamme, bambini, sportivi, naturalisti, ecc. che dovranno manifestare le proprie esigenze da cui far scaturire le scelte».

Il secondo punto della proposta di Caserta è «recuperare quanto è già stato prodotto sul tema. La Provincia di Teramo ha predisposto da anni il Piano d'area della Media e Bassa Valle del Tordino di cui purtroppo si è persa traccia. Il Piano prevede il prolungamento dei parchi fluviali cittadini su tutta l'asta del fiume Tordino e, in particolare, nell'area tra il capoluogo e la piana adiacente alla zona artigianale di Villa Pavone. Ci si potrebbe così congiungere alla zona del nuovo stadio e a San Nicolò attraverso un percorso ciclo-ippo-pedonale, sottraendo l'area all'attuale destinazione industriale e creando l'inizio di un grande parco fluviale di vallata. All'interno di questa estesa area verde potrebbero trovare posto percorsi ciclabili e pedonali, zone di osservazione dell'avifauna, una fattoria didattica, un centro di educazione ambientale, zone di fitodepurazione, orti urbani e un orto botanico, zone pic-nic, bike park, aree umide, giardini tematici, aree gioco, percorsi natura, ecc.: in pratica, Teramo si doterebbe di un parco sul modello delle grandi città, una sorta di "Central Park della Val Tordino" che oltretutto costituirebbe anche un grande attrattore turistico».

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