Un terzo perito per la morte di Sara Rapini

È stato nominato dai giudici della Corte d’appello. Il papà: «Ora non si perda più tempo»
TORTORETO. La Corte d’appello nomina un terzo perito per la morte di Sara Rapini, la bambina di tre anni deceduta sette anni fa a causa di una sepsi, una infezione non diagnosticata che avrebbe provocato una disidratazione. I giudici hanno disposto la nuova perizia nell’ambito del procedimento avviato dopo il ricorso presentato da Mariangela Ferrari, la pediatra che all’epoca dei fatti era in servizio all’ospedale di Sant’Omero e che in primo grado è stata condannata ad un anno e sei mesi per omicidio colposo. Il reato è vicino alla prescrizione e per la famiglia della piccola è una corsa contro il tempo. «Il terzo perito», racconta Dovilio Rapini, il papà della piccola, «dovrà esaminare i vetrini. Noi ci auguriamo che questa perizia venga riconsegnata in tempi brevi e che sia fatta chiarezza sulla morte di Sara».
Sara morì il 27 dicembre del 2009 all’ospedale di Ancona dopo una disperata corsa in ambulanza da quello di Sant’Omero. L’inchiesta scattò dopo la denuncia dei familiari e, in un processo di primo grado ormai giunto alle battute finali, la superperizia disposta dal tribunale, e affidata all’anatomopatologo Vittorio Fineschi (lo stesso a cui è stata affidata quella di Giulio Regeni) e Nicola Pirozzi (del servizio di anestesia e rianimazione dell’ospedale Bambin Gesù di Roma) rimise tutto in discussione. A cominciare dalla consulenza portata in aula dalla pubblica accusa secondo cui la piccola sarebbe morta per leucemia. «Nessuna leucemia», hanno scritto Fineschi e Pirozzi, «viene esclusa dall’esame del midollo osseo. La bambina morì disidratata perchè non venne fatta nessuna terapia».
Dice papà Dovilio: «Tra le carte dell’indagine ho trovato l’audizione di un medico di Ancona che dice che se mia figlia fosse stata trasferita in tempi più rapidi avrebbe avuto qualche chance in più».(d.p.)
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