«Una macchina arrivata tardi per mio cognato»

I racconti commoventi dell’attrice Maria Grazia Scuccimarra e di Armando Centore
TERAMO. I malati, i veri protagonisti della cerimonia. A rappresentarli Armando Centore, Grazia Scuccimarra e Stefania Migliaccio. Quest’ultima, a nome del Tribunale del malato, ha ricordato che quello di ieri «è il termine di un percorso iniziato nel 1997 dall’allora presidente Michele Artese, che avviò una campagna per avere l’acceleratore lineare. Quando arrivò non abbandonammo la battaglia per avere il secondo. E oggi vediamo che i soldi dei contribuenti tornano ai contribuenti».
Centore ha vissuto sulla propria pelle il peso della malattia: «Voglio dedicare questa giornata alle persone che non ce l’hanno fatta, a quelle che combattono, a quelle che hanno vinto. Quando ti ammali entri in un vortice, se tutto va bene te la cavi con qualche anno di stravolgimento della vita. E quando ti dicono che l’acceleratore è rotto ti viene il dubbio che sia determinante per la tua vita». Centore ha concluso augurandosi un ulteriore passo: un polo oncologico «in cui ci sia un approccio olistico, al corpo e alla mente». Grazia Scuccimarra si è presentata: «sono la familiare di un paziente che ha subito il ritardo nell’arrivo di questa macchina e che ora non potrà goderne dei benefici: è mancato 7 mesi fa». Suo cognato, Roberto Di Giacomantonio, non ce l’ha fatta. E ancora: «Stiamo celebrando finalmente la sanità pubblica: dopo tanti scandali, finalmente celebriamo un momento positivo e creativo». E poi non poteva mancare un momento di allegria: l’attrice ha descritto un suo ricovero e la vicina di letto che tiranneggiava la figlia mentre all’arrivo del figlio minimizzava raccomandandogli: «Lu fije mì va a divertirt, che stì ffà qua?». (a.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

