Una mappa per la ricostruzione post-sisma

Patto tra Legnini e l’Autorità di bacino, che studierà le aree franose: 82 sono in provincia di Teramo
TERAMO. Nei comuni del cratere 2016 insistono ben 295 aree franose, interessate da 434 fenomeni di dissesto idrogeologico, che di fatto bloccano la ricostruzione di diversi centri urbani. Un problema che investe in maniera importante la provincia di Teramo, che con 82 fenomeni di dissesto è al secondo posto all'interno del cratere dopo la provincia di Perugia (che ne conta 102). Per questo il commissario straordinario Giovanni Legnini e il segretario generale dell'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino centrale Erasmo D'Angelis hanno siglato ieri a Roma l’accordo di collaborazione per gli studi di approfondimento e il monitoraggio di queste aree. Un accordo storico, se si pensa che è la prima volta che nell’ambito di una ricostruzione post-sisma di vasta portata, come quella dell’Italia centrale, viene pianificato un lavoro di analisi sistematica, con controlli sul campo e l’uso di tecnologie più avanzate, su tutte quelle aree di dissesto che, se non studiate nel dettaglio o eventualmente non contenute con interventi e opere, rappresentano un ostacolo insormontabile al reinsediamento della popolazione. Gli studi di approfondimento, in questa prima fase di analisi che durerà all’incirca sei mesi, serviranno a ridefinire il quadro delle aree a pericolosità “elevata” e “molto elevata”, e individuare quelle dove, invece, la ricostruzione può partire subito nella massima sicurezza. L’accordo tra la struttura commissariale e l’autorità vede il coinvolgimento e il supporto scientifico dell’Ispra e di cinque università dell’Italia centrale e la messa in campo di una task force di oltre 100 tra docenti, tecnici e professionisti ed è finanziato con tre milioni di euro da parte del commissario.
«La ricostruzione in sicurezza è la priorità per l’Italia centrale e questo accordo», ha commentato Legnini, «come quello fatto con l’Ingv per gli approfondimenti sulle faglie attive, dà piena sostanza a questo principio. Dal sisma sono ormai passati oltre quattro anni: il metodo di lavoro che ci siamo dati punta ad accelerare questi studi per arrivare nel più breve tempo possibile ad accertare quelle aree oggi indicate a rischio sulle carte, dove è invece possibile avviare la ricostruzione». D’Angelis ha detto: «È partita finalmente la pianificazione della ricostruzione più veloce e sicura. Abbiamo deciso di investire il nostro personale tecnico e anche il meglio della tecnologia a disposizione».(a.m.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

