Università, promosse didattica e ricerca

E’ la 33esima in Italia. Nella classifica del Sole 24 ore, cala di un posto D’Amico: «Nel 2017 dovremo migliorare su stage e occupazione»
TERAMO. L’università di Teramo in discesa libera, ma solo per un refuso in una tabella del Sole 24 ore. Il quotidiano economico ha pubblicato come ogni anno la classifica degli atenei italiani e in una tabella riassuntiva ha assegnato un crollo di 6 posizioni a quello teramano. Ma in realtà l’università di Teramo slitta di un solo punto, assestandosi su un 33° posto della classifica generale, insieme a “L’Orientale” di Napoli, a “Tor Vergata” di Roma, agli atenei di Genova e Messina. Sei posizioni dopo l’università “D’Annunzio” (al 27°) e 14 prima di quella dell’Aquila (al 47°).
In un incontro convocato ufficialmente per un brindisi in occasione del suo compleanno, il rettore Luciano D’Amico spiega che il 33° posto lo considera «un assestamento», sottolineando subito dopo che «sulle variabili principali abbiamo fatto registrare piccoli progressi». E’ il caso della sostenibilità (il numero medio di docenti nelle materie in rapporto agli studenti della relativa materia), per cui Teramo è al nono posto in Italia. E’ anche il caso della mobilità (i crediti ottenuti all’estero con l’Erasmus) per cui è al 15° posto o l’efficacia (crediti formativi ottenuti dagli studenti attivi) per cui è al 18° o ancora per la competitività della ricerca e per la qualità della produzione scientifica per cui è rispettivamente al 30° e al 26° posto.
Va invece migliorata l’attrattività (gli immatricolati fuori regione) «ma qui siamo penalizzati perchè abbiamo un unico corso di laurea a numero chiuso, che essendo su scala nazionale, fa lievitare l’incidenza degli studenti fuori regione», osserva il rettore in riferimento al 32° posto (-5 posizioni sul 2015). L’università zoppica anche sugli stage (44° posto, -9 sul 2015) ma è uno scivolamento dovuto al fatto, secondo D’Amico «che si è passati da corsi di laurea a prevalenza umanistica e quelli a prevalenza scientifica: c’è bisogno di “ritarare” i rapporti con le aziende». E poi il dato definito dal rettore «più preoccupante», cioè quello sull’occupazione (studenti occupati a un anno dalla laurea), per cui l’ateneo è sceso dalla 32esima alla 53esima posizione. «In questo caso l’analisi fa riferimento all’anno 2014-2015 quando avemmo una prevalenza di laureati nel polo umanistico. E un laureato in giurisprudenza per fare la professione deve fare il praticantato o se vuole fare il notaio o il magistrato si deve preparare ai concorsi. E quindi non trova lavoro entro un anno. I dati di Almalaurea a tre anni dal conseguimento del tipo, invece, sono più positivi». Il rettore si sofferma anche su un altro tipo di classifica, quella sulla “valutazione della qualità della ricerca”: «abbiamo una leggera flessione del 4%, è un ulteriore stimolo a migliorare». E fa notare che in realtà è tutto il sistema che ha fatto un balzo in avanti e chi, come ha fatto l’ateneo teramano che negli anni precedenti ha fatto notevoli progressi, ha mantenuto gli s tessi valori, in realtà è arretrato. Tutto questo ha avuto ripercussioni minime sull’assegnamento del finanziamento ordinario per il 2016: 25 milioni 487mila euro, 58mila euro in meno del 2015.
In definitiva, conclude il rettore con una punta di orgoglio, «ci fa piacere che azioni a cui abbiamo dato una valenza strategica come la qualità della didattica, l’internazionalizzazione e la ricerca siano in crescita. E nel 2017 continueremo a crescere».
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