Università, nuove proteste per la sede e i bus insufficienti

Lettera al rettore: gli iscritti a Tutela e benessere animale non vogliono stare nel campus di Coste Sant’Agostino
TERAMO. Problemi di trasporto per raggiungere il campus universitario e aspettative deluse di un corso di laurea ad indirizzo scientifico ospitato in un polo umanistico. Sono questi i disagi evidenziati in una lettera aperta inviata dagli studenti del corso di laurea in Tutela e benessere animale della facoltà di medicina veterinaria.
Il primo aspetto di cui parlano è una questione che definiscono “ideologica”. Secondo i ragazzi, chi si iscrive al corso lo fa con la speranza di entrare a far parte di una comunità scientifica che possa avvicinarli al settore veterinario dal punto di vista formativo e lavorativo. «Uno studente che si iscrive a “Tutela e benessere animale” ad oggi non vive le aspettative che lo hanno avvicinato a questa scelta. All’atto pratico un iscritto (al corso) possiede un indefinito domicilio in un polo umanistico», si legge nella nota, «che, anche se lo si vuole trasformare in un nuovo polo scientifico, non ha valore di esistere, quando sono stati impiegati fondi pubblici milionari per realizzare il polo di Piano d’Accio e un ospedale veterinario universitario didattico».
La lettera aperta – indirizzata a Luciano D’Amico nella duplice veste di rettore e presidente dell’Arpa, all’assessore ai trasporti Giorgio Di Giovangiacomo, al direttore generale dell’università Maria Orfeo, al presidente del corso Fulvio Marsilio e al preside della facoltà Pier Augusto Scapolo – riporta in calce la firma di 45 studenti sotto la voce «disagi dovuti a inefficienza trasporti pubblici». I ragazzi affrontano quotidianamente problematiche legate al raggiungimento del campus di Coste Sant’Agostino, la nuova sede didattica trasferita dalla zona Molinari dove molti di loro ancora vivono in affitto. Per spostarsi da casa all’università riferiscono che la quasi totalità degli iscritti si è abbonata al servizio di trasporto urbano, giudicato carente per il numero di corse, linee e mezzi, oltre che per gli orari. Una volta fatto ciò, la facoltà ha offerto loro un servizio di bus navetta gratuito che, a detta degli studenti, è risultato nuovamente inadeguato per il bacino di utenza ed «è apparso come un controsenso», visto che la maggior parte aveva già provveduto a pagare personalmente per il trasporto.
La conclusione degli universitari è amara: «Questi aspetti non fanno altro che privare dei minimi diritti studenti già in difficoltà che ripongono il proprio futuro in un sistema che alla base non dimostra nessuna volontà di accoglienza e ospitalità nei confronti di giovani menti che andranno ad offrire il proprio contributo nel campo della medicina veterinaria».
Chiara Di Giovannantonio
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