Usura a colleghi, assolti due imprenditori

Per la procura avrebbero fatto diversi prestiti di denaro a tassi fuorilegge, ma per i giudici il fatto non sussiste
TERAMO. Erano finiti a processo con la pesante accusa di usura dopo la denuncia di alcuni colleghi imprenditori: ieri sono stati assolti perchè il fatto non sussiste. Per conoscere i perchè della decisione bisognerà aspettare le motivazioni, ma la sentenza di primo grado del tribunale in composizione collegiale (presidente Flavio Conciatori, a latere Franco Tetto e Enrico Pompei) spazza via l’impianto accusatorio con cui la procura aveva chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio per i teramani Elia Ciarrocchi e Renato Carlo Di Fortunato. Per il primo il pm Stefano Giovagnoni aveva chiesto una condanna a 5 anni e 6 mesi, mentre per il secondo a 2.
Nel corso della requisitoria il pm aveva sottolineato l’esistenza di documenti a disposizione per provare l'accusa. Secondo Giovagnoni, infatti, molti episodi sarebbero stati suffragati da assegni con cui le vittime avrebbero saldato e da vari movimenti bancari . Argomento, quest’ultimo, più volte toccato dall’avvocato Guglielmo Marconi, difensore dei due imprenditori, che in un passaggio della sua arringa ha detto: «Se l’usuraio non vuole lasciare traccia , allora ci dobbiamo chiedere perchè qui tutte le dazioni sono rintracciabili».
Per la procura Ciarrocchi avrebbe prestato soldi a due imprenditori (costituitisi parte civile e rappresentati dagli avvocati Franco Propato e Francesco Mariani) applicando tassi usurari che in alcuni casi avrebbero sfiorato anche il 924%. «A fronte dell'erogazione di un capitale di euro 1000 in data 24 novembre 2010», si legge nel capo d'imputazione, «si faceva dare un assegno bancario di euro 3000 pagabile il 10 febbraio 2011, applicando pertanto un tasso di interesse pari al 924, 05 per cento».
E ancora, sempre come scritto nel capo d'imputazione, «a fronte dell'erogazione di un capitale di euro 13mila e 500 si accordava per la restituzione di una somma pari a 16mila euro mediante due assegni di 8mila euro ciascuno da pagare 7 e 20 giorni dall'erogazione del finanziamento, applicando pertanto un tasso di interesse pari al 844,90 per cento, superiore al tasso soglia di riferimento pari al 18,49 per cento».
Sette sono gli episodi che il pm Giovagnoni contestava a Ciarrocchi e tra questi anche un presunto prestito di 10mila euro fatto sempre ad uno dei due imprenditori che avevano denunciato. Ciarrocchi, prima della requisitoria del pm, si era sottoposto all'esame da imputato. «Non ho mai fatto richiesta di interessi», aveva detto ai giudici, «davo i soldi solo per amicizia. Ho fatto tutto in buonafede». (d.p.)
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