Usura, i giudici annullano due arresti

Scarcerati i coniugi di Morro d’Oro Daniel e Cristina Di Rocco. L’avvocato: «Mancano i gravi indizi di colpevolezza»
TERAMO. Per conoscere le motivazioni bisognerà attendere trenta giorni. Per ora c’è un dispositivo di ordinanza con cui i giudici aquilani del Riesame hanno annullato l’ordinanza di custodia cautelare e rimesso in libertà i coniugi Daniel e Cristina Di Rocco di Morro d’Oro (il primo era in carcere, la seconda ai domiciliari). Ìl caso è quello di un presunto giro di usura ai danni di un imprenditore edile che a metà gennaio ha portato all’arresto di cinque persone per usura, estorsione e intestazione fittizia di un immobile tra Giulianova, Mosciano e Morro d’Oro. Secondo la Procura i cinque avrebbero messo in piedi un modus operandi nuovo sul fronte dell’usura: perché questa volta la restituzione dei soldi con interessi che sfioravano il 500% avveniva attraverso assunzioni fittizie degli usurai e dei loro familiari con buste paga apparentemente regolari per occultare il reato dell’usura.
A ricorrere al Riesame contro l’ordinanza di custodia cautelare per i due coniugi è stato l’avvocato Vincenzo Di Nanna che nel suo ricorso ha chiesto «la nullità dell’ordinanza impugnata per difetto di gravi indizi di colpevolezza» definendo «illogico e contradditorio» il capo d’imputazione. Secondo il legale, così è scritto nel ricorso, «il capo d’imputazione è stato formulato tramite una sorta di collage, scegliendo la deposizione (de relato), più sfavorevole agli indagati e, ignorando, quella diretta di chi narrava con dichiarata certezza fatti accertati direttamente per aver contato i soldi del prestito restituito senza interessi». E così precisa a questo proposito: «Il contrasto tra le due deposizioni rende impossibile sostenere la sussistenza degli ipotizzati gravi indizi di colpevolezza in relazione all’accusa di usura, reato ipotizzato nell’assordante silenzio della persona offesa, ammesso (per assurdo) sia possibile solo immaginare che, nel corso di una così articolata e complessa indagine, gli inquirenti non abbiano almeno provato a sentirla».
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