Va in carcere a 75 anni, la legge lo vieta

16 Gennaio 2018

Martinsicuro, deve scontare 3 anni e 2 mesi per tentato omicidio: chiesti domiciliari o servizi sociali

MARTINSICURO. C’è il decreto “carceri” dell’allora ministro della giustizia Anna Maria Cancellieri, ma prima ancora ci sono le norme dell’ordinamento penitenziario che, senza nulla togliere alla certezza della pena, sanciscono che alla soglia dei 75 anni in cella non si dovrebbe entrare. Così non è stato per Giuliano Corsi, 75 anni a marzo, che qualche giorno fa è stato arrestato in esecuzione di un provvedimento di carcerazione emesso dal tribunale di Fermo dopo una sentenza passata in giudicato: l’uomo di Martinsicuro deve scontare tre anni e due mesi per il tentato omicidio dell’allora convivente colpita con un cacciavite. Una pena sotto i quattro anni che prevede l’affidamento ai servizi sociali. Dopo l’arresto, il suo avvocato Gennaro Lettieri ha presentato istanza sia al magistrato di sorveglianza sia al giudice dell’esecuzione del tribunale di Fermo «affinchè la pena», scrive il legale negli atti, «non si risolva in un trattamento contrario al senso di umanità e perchè non abbia conseguenza irreversibili sulla salute fisica e psichica del condannato». Aggiunge il legale che chiede i domiciliari o l’affidamento ai servizi sociali: «Già nell’immediatezza della commissione del fatto il prevenuto non è stato significativamente destinatario di alcuna misura cautelare non ricorrendo il requisito della pericolosità sociale. Si tratta di un provvedimento altamente lesivo per la condizione umana del condannato che è un soggetto incensurato e benvoluto dell’età di 75 anni. E’ inoltre da sottolineare che può ottenere l’affidamento in prova al servizio sociale essendo stato condannato ad una pena inferiore ad anni quattro». Nel ricordare le varie normative esistenti in materia e soprattutto i tanti pronunciamenti della Cassazione il legale conclude: «Il mio assistito dalla commissione del fatto avvenuto ormai dieci anni ha dato prova non solo della totale assenza di pericolosià sociale, ma anche della sua completa ed incontestabile socializzazione con assoluto rispetto delle regole del vivere civile». Un caso destinato a finire anche all’esame della Corte europea, che più volte su questi temi ha richiamato l’Italia.(d.p.)
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