Val Tronto unita contro la Stam

Colonnella, sette sindaci dei due versanti firmano un documento contro i miasmi prodotti dall’azienda
COLONNELLA. Il fiume Tronto una volta tanto non divide ma unisce. I versanti teramano e vibratiano della fondovalle si coalizzano dichiarando guerra istituzionale alla Stam di Colonnella contro i miasmi crescenti. Sono prodotti dall’azienda che lavora il compost, e da tempo stanno ammorbando l’aria nel raggio di decine di chilometri. Ora l’esasperazione è cresciuta, fra i cittadini in primis. Ieri mattina i sindaci di Colonnella, Controguerra, Martinsicuro e Ancarano si sono riuniti con i colleghi marchigiani di San Benedetto del Tronto, Monteprandone e Monsampolo del Tronto per stilare un documento comune di azione. Fuori dal palazzo civico, un gruppo di manifestanti ha mostrato cartelli e striscioni per dire basta alla puzza.
Il documento sottoscritto sarà inviato alle autorità regionali di Abruzzo e Marche e dettaglia lo stato di invivibilità nei due versanti della vallata. Ha lasciato esterrefatti gli amministratori comunali la lettera di Asl e Arta, basata su rilevazioni odorimetre eseguite dalla stessa Stam. La lettera sostiene che i parametri previsti dalla legge sarebbero rispettati. Per questo, i sei sindaci hanno scritto ai presidenti regionali Marsilio e Ceriscioli e chiesto ai due assessori all’Ambiente un intervento diretto e risolutivo presso le rispettive Asl e Arta per ottenere una verifica autorevole nelle analisi ambientali per la salubrità dell’aria. Chiedono la nomina di una commissione interregionale di esperti che valuti la situazione ambientale e ai governatori di intervenire congiuntamente presso le autorità giudiziarie per il sequestro cautelativo immediato dell’impianto. Con il sindaco colonnellese Leandro Pollastrelli, che assolderà anche esperti legali e analisti per le rilevazioni olfattive, si schiera l’opposizione. La rappresentante della minoranza Eleanna Pandolfelli, che vive nella zona interessata dai miasmi, avverte: «Attenzione, l’esasperazione dei cittadini è tale che rischia di esplodere in tensioni sociali».
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