Vannucci: il Comune non fa nulla per recuperare oltre 5 milioni

11 Aprile 2015

ROSETO. «Quanto tempo passerà ancora prima che il Comune recuperi gli oltre cinque milioni di euro già sborsati da tempo per indennizzare i due proprietari dei terreni dove è sorta la nuova area...

ROSETO. «Quanto tempo passerà ancora prima che il Comune recuperi gli oltre cinque milioni di euro già sborsati da tempo per indennizzare i due proprietari dei terreni dove è sorta la nuova area artigianale di Roseto?». A chiederlo è Ezio Vannucci, consigliere eletto nella lista dei liberalsocialisti, la stessa del sindaco Pavone, uscito di recente dalla maggioranza dopo aver costituito un gruppo indipendente, il quale torna su una vicenda iniziata anni fa ma che ancora deve essere chiusa. Si tratta dei soldi anticipati dal Comune di Roseto, messi insieme accendendo un mutuo, ma che in realtà dovranno sborsare gli imprenditori, i quali a loro volta hanno già acquistato (e pagato) dei terreni nella nuova area artigianale di Roseto, quella vicina all’autoporto.

Gli imprenditori devono rimborsare la differenza della somma in più chiesta dai due proprietari originari dei terreni in questione, i quali si sono rivolti alla magistratura perché hanno sempre giudicato iniqua la cifra stabilita dal Comune per l’esproprio, cioè circa 24 euro al metro quadro. Qui sorge il primo inghippo. Infatti, l’amministrazione comunale dell’epoca aveva in precedenza trasformato le aree agricole in questione a destinazione industriale, tanto è vero che i legittimi proprietari pagavano l’Ici applicando l’aliquota per aree industriali. I proprietari dei terreni espropriati hanno quindi avviato una battaglia legale durata anni, ma alla fine sono riusciti a entrare in possesso della somma richiesta al Comune, che per il momento l’ha solo anticipata. Sì, perché a suo tempo l’amministrazione in carica si era messa al riparo da ogni eventuale richiesta di risarcimento, in quanto al momento di far firmare l’atto di vendita agli imprenditori che hanno acquistato i vari lotti di terreno, nel contratto ha inserito la dicitura “salvo conguaglio”: una clausola semplice ma efficace, e che ora mette nei guai una trentina di aziende locali e circa 200 lavoratori.

Il piano di rientro del Comune prevedeva il recupero della somma entro il 2014, ma a tutt’oggi non è stato incassato neppure un euro. «Si tratta di una vicenda impostata malissimo dall’allora sindaco Nicola Crisci con l’assessorato all’urbanistica», tuona Vannucci, «e che in seguito ha visto Pavone comportarsi come Pilato (altro che Attila!) in quanto avrebbe dovuto puntare a ridurre la somma da pagare attraverso un’opposizione più incisiva; inoltre avrebbe potuto rendere più appetibile quell’area, mai decollata come il vicino autoporto, favorendo ad esempio insediamenti commerciali, proprio come invece ha fatto nella questione Globo». (f.ce.)

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