Varata la giunta: manca solo Antonini

È la stessa di prima delle dimissioni del sindaco tranne l’esponente di Futuro in Brucchi: «È la forza lavoro giusta per le esigenze di questo momento storico»
TERAMO. Da nove si torna a otto, com'era prima dell'ultimo allargamento. Il travaglio primaverile della maggioranza in Comune, aperto dalla presa di distanza dalla coalizione dei dissidenti Alfredo Caccioni, Vincenzo Falasca e Domenico Sbraccia e passato attraverso le dimissioni poi ritirate del sindaco Maurizio Brucchi e l'azzeramento della giunta, ha prodotto un riassetto degli assessorati in quasi totale continuità con il recente passato. L'unico a farne le spese è Silvio Antonini (Futuro in) che esce di scena appena tre mesi dopo la nomina: gli altri restano tutti al loro posto. Il primo cittadino ha usato appieno la carta bianca che gli era stata concessa dai 18 consiglieri, compresa la triade dei contestatori, al momento della sottoscrizione del documento politico-programmatico destinato a porre fine alla crisi. Così, al termine di una giornata d'intensa riflessione, Brucchi nel pomeriggio di ieri ha ufficializzato la sua giunta a otto. I dissidenti, dai quali dipendeva e tutt'ora dipende la sorte dell'amministrazione che senza di loro non avrebbe i numeri per governare, erano partiti dalla proposta non trattabile di una giunta a sei, ma nel corso delle trattative avevano accettato l'ipotesi di un settimo assessore purché si trattasse di un esterno. Una soluzione questa mai digerita dal primo cittadino e dai suoi principali alleati di Futuro in e Ncd, guidati rispettivamente da Paolo Gatti e Paolo Tancredi, che avrebbero confermato i nove posti in giunta se non altro per coerenza con le motivazioni addotte in occasione dell’allargamento di fine marzo, relative alla necessità di rafforzare l'attività amministrativa dopo le emergenze terremoto e maltempo. A queste argomentazioni in parte si richiama Brucchi nello spiegare la scelta della giunta a otto che di fatto sconfessa le mediazioni delle settimane scorse e trova la sua più solida giustificazione nella libertà di azione chiesta e ottenuta dal primo cittadino lunedì sera. «Ho ritenuto che in questo momento storico» spiega il sindaco, «fosse necessaria una “forza lavoro” giusta per affrontare i tanti temi che il terremoto ci pone». Brucchi è consapevole che dalla scelta di riportare la giunta a nove assessori è derivata la crisi, ma non rinnega i motivi che l'avevano spinto a farla. «In queste settimane, troppe volte si è parlato di numeri nell'esecutivo come se fosse la soluzione», afferma, «ma ho sempre ritenuto che non stesse nella quantità di assessori la capacità di un'amministrazione di risolvere i problemi». Il sindaco evidenzia che gli assetti a sei o sette ipotizzati nei giorni scorsi non hanno trovato il pieno consenso della maggioranza. «Allora ho deciso io», spiega, «non tenendo conto del manuale Cencelli ma sempre considerando, così come detto dal consigliere Falasca, di essere un'unica squadra, obiettivo che io proverò a perseguire quotidianamente per arrivare a fine consiliatura». Il ritorno alla giunta a otto, come era prima dell'ultimo rimpasto, a detta di Brucchi permetterà di avere un assetto amministrativo capace di dare risposte efficaci al territorio. «Ho fatto tutto ciò che era nelle mie corde per evitare il commissariamento e credo alla fine di esserci riuscito», tiene a precisare il primo cittadino, «ora tocca a noi mostrare sul campo, di essere degni del ruolo assunto; e questo attraverso il lavoro, la dedizione e la forza dei nostri convincimenti». L'ultimo pensiero del sindaco è rivolto ad Antonini. La sua esclusione dalla giunta, tiene a precisare, «non ha nulla a che vedere con le sue capacità umane, politiche e professionali». Brucchi aggiunge inoltre che l'ex assessore «è stato il primo a rendersi disponibile a fare un passo indietro per assicurare la serena prosecuzione della consiliatura: il suo impegno andrà valorizzato in futuro».
Gennaro Della Monica
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