Varrassi, chiesta la condanna per il centro di fecondazione

16 Luglio 2015

Reparto aperto senza autorizzazione: la procura chiede un mese per l’ex manager e quattro dirigenti e un anno per il medico Ciarrocchi

TERAMO. Nel giorno in cui la sentenza sull’auto blu e il caso Robimarga slitta a settembre, per l’ex manager dell’Asl teramana Giustino Varrassi arriva un’altra richiesta di condanna nel processo in corso per il centro di fecondazione assistita che, secondo l’accusa, sarebbe stato aperto senza autorizzazione. Il reato contestato a tutti è la violazione del testo unico delle leggi sanitarie. Davanti al giudice Enrico Pompei la pubblica accusa ha chiesto la condanna a un mese per l’ex manager, l’ex direttore sanitario dell’Asl Camillo Antelli, il direttore dei presidi ospedalieri Gabriella Palmeri, il direttore del dipartimento materno infantile Goffredo Magnanimi. Ha chiesto, invece, un anno, un mese e 5mila euro di multa per l’ex responsabile dell'unità operativa semplice dipartimentale di fisiopatologia della riproduzione Francesco Ciarrocchi. Oltre che di violazioni del testo unico delle leggi sanitarie, Ciarrocchi è accusato anche della violazione del decreto legislativo 191 del 2007 che disciplina le norme relative alla qualità e sicurezza per la donazione, l'approvvigionamento, il controllo, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e la distribuzione di tessuti e cellule umani. Per i pm Davide Rosati e Irene Scordamaglia, titolari dell’inchiesta, il centro per la procreazione medicalmente assistita della Asl di Teramo fu attivato senza che la struttura fosse in possesso delle relative autorizzazioni, operando in maniera illegittima per 8 mesi durante i quali furono erogate 738 prestazioni. Mesi durante i quali Ciarrocchi nella sua veste di ginecologo avrebbe, si legge nel capo d’imputazione, «prelevato, lavorato e distribuito cellule destinate all'applicazione nell'uomo senza le relative autorizzazioni». L'inchiesta scattò nel 2012, quando il relativo laboratorio fu sequestrato al termine di una lunga indagine condotta dal nucleo investigativo dei carabinieri, dai Nas e dalla guardia di finanza.

Sul caso del centro di fecondazione si è espressa anche la Cassazione. Nel 2014 la Suprema corte ha annullato con rinvio il provvedimento con cui, nel novembre 2012, il tribunale del Riesame aveva dissequestrato il centro. Il dissequestro era stato disposto per la mancanza del cosiddetto “periculum in mora”, la possibilità di reiterazione del reato. La procura è andata in Cassazione sostenendo che il provvedimento, arrivato dopo l’intervento dei carabinieri nel reparto, aveva per oggetto solo una parte delle terapie e non era stato in alcun modo stabilizzato dall’intervento degli organi di controllo e gestione della Asl. La sentenza è attesa per il 24 luglio.(d.p.)

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