Veco, annullata l’ordinanza anti-rumore

12 Luglio 2014

Martinsicuro, il Tar accoglie il ricorso dell’azienda. Il Comune ora rischia di dover pagare un risarcimento milionario

MARTINSICURO. Il Tar dell’Aquila da ragione alla Veco e dichiara illegittima l’ordinanza con cui il sindaco truentino Paolo Camaioni a settembre 2013 imponeva alla storica fonderia di Martinsicuro di adeguare gli impianti produttivi per ridurre le emissioni acustiche. Il provvedimento era scaturito a seguito delle analisi dell’Arta che avevano rilevato una rumorosità oltre i parametri di legge, e aveva comportato una riduzione delle attività lavorative con l’eliminazione del turno notturno e un conseguente calo di produzione. La vicenda aveva scatenato da un lato le reazioni dei lavoratori, preoccupati per il posto di lavoro, e dall’altra dei comitati ambientalisti, che chiedevano la tutela dell’ambiente e della qualità della vita. Si era, quindi, aperto un braccio di ferro tra proprietà e Comune, e la richiesta di una tempistica più diluita per l’adeguamento degli impianti, con la proprietà che aveva presentato ricorso al Tar.

A novembre era arrivata la sospensiva dell’ordinanza e l’azienda aveva ripreso la produzione a pieno ritmo in attesa della sentenza definitiva, che adesso ha dichiarato illegittimo il provvedimento del sindaco. Dopo il primo punto a favore la Veco ora incassa anche quello conclusivo, che potrebbe essere deflagrante per il Comune, qualora l’azienda decidesse di avanzare una richiesta di risarcimento danni per la mancata produttività nel periodo in cui era in vigore l’ordinanza. La nullità del provvedimento, così come le rilevazioni dell’Arta e la diffida della Regione recapitata lo scorso marzo all’azienda, derivano dalla inapplicabilità del piano acustico. Il documento, rilevano i giudici, presenta infatti incongruenze inerenti la fascia di appartenenza della Veco, fascia 5 contigua ad una fascia 3 senza la presenza di una zona cuscinetto. Il tribunale amministrativo indica che il Comune dovrà intervenire per sanare la mancanza. Inoltre per il Tar è stato anche violato il principio del "preuso del territorio", secondo cui i Comuni devono predisporre il piano di zonizzazione acustica tenendo presenti le preesistenti destinazioni d’uso delle aree. «Solamente alla luce della nuova classificazione acustica delle aree limitrofe al sito Veco», si legge nella sentenza, «sarà possibile, da parte delle autorità a ciò deputate, accertare l’eventuale superamento dei valori limite e adottare i conseguenti provvedimenti».

La patata bollente ora è in mano all’amministrazione. Oltre a dover rimettere mano il più presto possibile al piano acustico, deve anche considerare un eventuale richiesta di risarcimento danni da parte della Veco per il periodo di inattività forzata. «Prendiamo atto della decisione del Tar», è la risposta dell’amministrazione, «ma restiamo convinti che l’ordinanza del settembre 2013 sia stata adottata con tutti i crismi della regolarità in quanto conseguente ad una relazione dell’Arta a tutela della salute dei cittadini. Stiamo valutando le motivazioni della sentenza con i nostri tecnici per decidere cosa fare».

Sandro Di Stanislao

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