Veco, non ci sono più speranze di riaprire con un’altra proprietà

I sindacati: «La fabbrica è stata svuotata e i 40 dipendenti non hanno prospettive di rioccupazione» L’area andrà all’asta in aprile: se verrà acquistata, è probabile un cambio di destinazione d’uso
MARTINSICURO. Una pietra tombale sulle residue speranze della ripresa produttiva, sotto un’altra proprietà, della storica fonderia Veco di Martinsicuro, dichiarata fallita all’inizio del 2020. Questo è emerso nel corso dell’incontro che i sindacati hanno tenuto con la stampa ieri mattina, affiancati dagli operai, nel parcheggio antistante l’azienda. Le sigle dei metalmeccanici Fiom Cgil e Fim Cisl hanno spiegato ai circa 40 operai superstiti – al momento della chiusura erano 50, ma alcuni sono andati in pensione e altri hanno trovato una nuova occupazione – il percorso che ora si svilupperà visto che tra poco più di un mese scatteranno i licenziamenti, terminerà la cassa integrazione e si passerà alla Naspi (l’indennità di disoccupazione).
«Il tutto», le considerazioni dei sindacalisti Natascia Innamorati (Fiom Cgil) e Marco Boccanera (Fim Cisl), «senza che le istituzioni siano riuscite a definire strategie utili per evitare che l’azienda chiudesse e senza offrire un ricollocamento ai dipendenti, molti dei quali hanno superato i 50 anni. E se un anno fa, di questi tempi, in occasione del sit-in dinanzi al Comune i rappresentanti delle istituzioni erano presenti, mostrandosi propensi a cercare di trovare soluzioni, ora il quadro è decisamente desolante. Ora si aprirà il periodo della Naspi e un futuro, sul piano occupazionale, denso di nubi e tutto da scrivere».
I sindacati hanno confermato, dopo aver avuto un incontro con la curatela fallimentare, che oramai la fabbrica è semivuota, con le attrezzature quasi tutte vendute. La curatela ha fatto anche un piano di caratterizzazione dei circa sei ettari del terreno, che si estende da via Roma al lungomare, indicando in circa 300/400mila euro il costo necessario per la bonifica del terreno mentre, sempre la curatela, ha bonificato quando si trovava all’interno dell’azienda. Nel frattempo, continua in tribunale il procedimento dell’asta fallimentare per la cessione dell’intero comparto. La prima seduta è andata deserta le una seconda asta dovrebbe essere fissata per la metà del mese di aprile per un importo di circa 3,6 milioni. Le possibilità di acquisto dell’immobile si aggirano intorno al 30%. A quel punto, qualora la vendita andasse a buon fine, potrebbero aprirsi degli scenari favorevoli per i lavoratori, ossia la possibilità almeno di poter incassare il Tfr in tempi brevi senza aspettare i lunghi tempi della burocrazia. Di sicuro la fonderia Veco non riaprirà e resterà solo il ricordo di una storica fabbrica che ha visto passare due generazioni di martinsicuresi oltre a un indotto di operai delle vallate Tronto e Vibrata. Si prospetta un cambio di destinazione d’uso, molto probabilmente abitativo e turistico: tutto dipende da chi acquisterà l’estesa area che si affaccia dalla centrale via Roma al lungomare Europa. Far tornare nell’area un impianto produttivo sembra molto difficile vista anche la lunga e accesa controversia che la Veco ha avuto con i residenti delle abitazioni vicine per il problema inquinamento.
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