Veco, va deserta la prima asta Ora si rischia la vendita a blocchi

12 Maggio 2021

Nessuna offerta d’acquisto per il complesso industriale, che probabilmente verrà spacchettato I sindacati nell’iniziativa voluta dal Pd in piazza: «Politica assente, operai lasciati all’abbandono»

MARTINSICURO. Asta giudiziaria deserta, nessuna offerta di acquisto per la fonderia Veco di Martinsicuro. Martedì non ha avuto esito la prima udienza per verificare possibili acquirenti della storica azienda di Martinsicuro. Ad annunciare l’esito è stato il curatore fallimentare dell’azienda Massimo Mancinelli che ha partecipato a una riunione, organizzata dal Pd locale, che si è tenuta ieri in piazza Cavour davanti alla sede del partito. Oltre al curatore fallimentare erano presenti il sindaco della cittadina Massimo Vagnoni, il consigliere regionale Dino Pepe, i sindacalisti Marco Boccanera (Fim Cisl) e Natascia Innamorati (Fiom Cgil), i capigruppo consiliari Giuseppe Capriotti (Pd) e Marco Massetti (5 Stelle) oltre al segretario locale del Pd Mauro Paci e a una nutrita rappresentanza dei lavoratori dell’azienda con i Rsu. Si è scusato di non poter partecipare, perché impegnato in commissione, l’assessore regionale al lavoro Pietro Quaresimale.
La storica fonderia della cittadina, dichiarata fallita a inizio 2020, al momento della chiusura aveva 53 dipendenti quasi tutti over 50 e quindi molto difficili da ricollocare nel mondo del lavoro. La base d’asta andata deserta di ieri mattina sfiorava i sette milioni di euro e comprendeva l’intero plesso industriale (capannoni, attrezzature e palazzine su circa 93mila metri di terreno). «Ora, molto probabilmente, il tutto sarà "spacchettato", cercando di vendere a blocchi», ha fatto sapere Mancinelli, che ha anche ricordato: «Grazie al momento di pandemia Covid gli ammortizzatori sociali si sono allungati e termineranno a settembre. Poi, se non ci saranno novità, tutti i dipendenti dell’azienda verranno licenziati per il termine attività dell’industria». Il curatore ha rilevato alcuni dei pesanti problemi in essere, tra cui lo smaltimento di circa mille tonnellate di polveri, e comunicato che è iniziato il carotaggio dell’estesa area per verificare lo stato di inquinamento del terreno ed i costi di una possibile bonifica.
«Finora la politica ha dato poche risposte», le parole di Innamorati, «i corsi di riqualificazione sono iniziati con molto ritardo così come i tavoli di confronto, tra cui quello al Mise, pur promessi non sono stati mai attivati. I tavoli problematici della Val Vibrata sono diversi con centinaia e centinaia di lavoratori interessati e spero che non finiscano nel dimenticatoio. Che la storia della Veco sia da esempio». «Qualcuno ha forse voluto che si arrivasse a questa situazione?», la domanda che ha posto Boccanera, «i problemi della Veco sono iniziati da decenni e non sono mai stati affrontati in maniera concreta e risolutiva. Gli operai lasciati all’abbandono con 600 euro al mese, alcuni con il mutuo sulle spalle, e con gli ammortizzatori sociali che finiranno a settembre quale futuro avranno davanti?». I sindacalisti hanno ringraziato il curatore fallimentare, con cui hanno avuto sempre ottimi contatti, ricordando che «altri curatori fallimentari della Val Vibrata non hanno mai aperto un discorso con i sindacati e, quindi, con le maestranze».
Il sindaco Vagnoni ha ricordato che «l’amministrazione ha fatto quanto era nel suo potere per questa crisi» e dichiarato di essere «a disposizione per cercare eventuali soluzioni». «La politica poteva e può fare di più», le considerazioni di Pepe, che ha rimarcato come la richiesta della riapertura degli uffici territoriali del lavoro fatta al presidente della Regione sia «caduta nel vuoto, almeno per adesso».
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