Vede papà picchiare la mamma Bimbo di tre anni parte civile

Il giudice ammette il piccolo, vittima della cosiddetta “violenza assistita”, nel processo in cui il padre è imputato per maltrattamenti. La donna che ha denunciato gli abusi è una professionista
TERAMO. Lo sguardo di un bambino non è mai indifferente a quello che succede tra i genitori. Soprattutto quando vede il papà picchiare la mamma. Per gli psicologi è «violenza assistita», per il codice penale un’aggravante. E se nelle aule di tribunale i fatti inseguono una loro verità, almeno giudiziaria, un’altra storia di maltrattamenti in famiglia racconta di un bambino di tre anni ammesso come parte civile nel processo che a febbraio si aprirà per il padre.
Così ha deciso il gup Domenico Canosa al termine dell’udienza preliminare in cui ha rinviato a giudizio un professionista teramano per maltrattamenti nei confronti della moglie (nel frattempo diventata ex). Nel processo che si aprirà a febbraio la donna sarà parte civile (assistita dall’avvocato Monica Passamonti), ma lo sarà anche per il figlio (assistita per questo dall’avvocato Paola Petrella). Il giudice, infatti, ha ammesso entrambe le richieste.
La violenza assistita solo da qualche tempo in Italia è diventato un reato con un riconoscimento pubblico codificato parallelamente al diffondersi delle norme contro la violenza sulle donne. Nel 2013 l’articolo 61 n.11 quinquies del codice penale, dopo la Convenzione di Istanbul, ha stabilito che c’è violenza assistita non solo quando il minore vede e vive direttamente sul genitore le percosse, gli insulti e le minacce, le sofferenze cui l’altro è esposto, ma anche se queste violenze, pur non avvenendo direttamente innanzi agli occhi del minore sono da lui conosciute attraverso la percezione dei suoi effetti.
Il caso finito davanti al giudice Canosa nasce da un’inchiesta del pm Laura Colica scattata dopo la denuncia di una professionista teramana di 40 anni che ha raccontato di essere stata più volte picchiata dal marito ma di non aver chiesto aiuto subito. Lo ha fatto quando le botte sono arrivate davanti al figlio di tre anni: schiaffi e insulti. E’ stato allora che lei ha deciso di denunciare e di chiedere la separazione. Che è arrivata con un provvedimento firmato dal presidente di sezione Giansaverio Cappa con cui il magistrato ha affidato il piccolo alla mamma riservando al padre la possibilità di vederlo solo in presenza di altre persone (cosiddette visite protette). Provvedimento confermato in Appello. Nel frattempo l’inchiesta sui maltrattamenti si è conclusa con la Procura che ha chiesto il processo per l’uomo. Richiesta accolta dal gup che, sulla scia di diversi pronunciamenti recenti delle sezioni unite della Cassazione, ha ammesso due parti civili: la mamma e il bambino.
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