Veleno nelle piante della vicina: a processo per danneggiamento

Sotto accusa una teramana di 50 anni, disposto anche un accertamento tecnico sulla terra Lei presenta una controdenuncia per il sistema di videosorveglianza installato dalla dirimpettaia
TERAMO. Le beghe tra vicini di casa (atti persecutori per il codice penale) ormai da anni riempiono le statistiche di forze dell’ordine e le aule di tribunale. Ascensori bloccati per dispetto, acqua giù dai balconi, volume del televisore altissimo nel cuore della notte, immondizia lasciata per le scale: nei fascicoli delle Procure c’è davvero di tutto. Materia per manuali di sociologia.
Ma questo forse mancava: veleno sulle piante della vicina di casa. Una teramana di 50 anni è stata rinviata a giudizio con per danneggiamento aggravato dopo che, secondo l’accusa, avrebbe messo delle sostanze tossiche nei vasi dell’altra. La donna è stata rinviata a giudizio dal gup Marco Procaccini che, nell’ambito dell’udienza preliminare, ha disposto anche un accertamento tecnico sul terreno proprio per verificare la presenza di eventuali sostanze particolari. Così è emerso che effettivamente quel terreno aveva assorbito una sostanza tossica. Un rapporto, quello tra le vicine che negli è anni è diventato sempre più difficile ed è sfociato in denunce per stalking con accuse anche su presunti sistemi di videosorveglianza fuori regola. Ma c'è da scommettere che anche questo alimenterà un nuovo fascicolo visto che l’indagata sembra intenzionato a controdenunciare la vicina per violazione della privacy proprio per l'installazione di un sistema di videosoverglianza. Argomento quest'ultimo che, sempre a Teramo e sempre in un altro caso di litigi tra vicini, qualche tempo fa è finito al centro di un ricorso presentato al Garante per la protezione dei dati personali, autorità dello Stato con sede a Roma. Il Garante, in questo caso, ha giudicato il ricorso inammissibile perché «non risulta, dalla documentazione in atti, che il trattamento dei dati personali abbia riguardato dati personali del ricorrente destinati a una comunicazione sistematica o alla diffusione e non sia, quindi, soggetto all'ambito applicativo del medesimo codice». In questo caso il vicino titolare dell'impianto di videosorveglianza ha attestato «che le immagini vengono archiviate e automaticamente cancellate dopo 24 ore».(d.p.)

