«Vendere Julia è un errore e la norma non lo impone»
GIULIANOVA. Secondo il Cittadino governante non ci sarebbero i presupposti per vendere la Julia Servizi e ci sarebbe stata una interpretazione «di comodo» della normativa per poterne giustificare la...
GIULIANOVA. Secondo il Cittadino governante non ci sarebbero i presupposti per vendere la Julia Servizi e ci sarebbe stata una interpretazione «di comodo» della normativa per poterne giustificare la vendita. La legge di stabilità 2015, infatti, fa sapere il movimento rappresentato in consiglio comunale da Franco Arboretti, prevede che le società partecipate, per non essere liquidate, debbano avere finalità istituzionali. «Conservando Julia Servizi», si legge nella nota, «perché mai non verrebbero rispettati gli scopi della legge? Nel 2007, la legge 244 stabiliva che “I Comuni non possono costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e di servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali”. La stessa norma indicava quattro anni per mettersi in regola: Julia Servizi non è stata alienata e sono passati quasi tre anni senza che alcuno abbia obiettato. Quindi sarebbe logico difendere la Julia Servizi come azienda pubblica e attendere cosa viene risposto dalla Corte dei conti (specialmente quando si documentano i cospicui utili annui che il Comune riceve)».
L’associazione politica continua dicendo che la Julia è una società sana; che vendere gas fa parte, insieme all’acqua, ai rifiuti e ai trasporto, dei servizi pubblici locali; che l’eventuale vendita (unita alla perdita della Julia Rete che entrerà nell’ambito territoriale teramano) causerà la perdita di un milione di euro l’anno e che la spesa del Comune lieviterà per acquistare gas e energia elettrica (fornita anche dalla Julia Servizi). «Il segretario Gabriele Filipponi dichiara che il Pd è disposto a confronti pubblici», conclude Arboretti, «ma il confronto andava fatto, per cominciare, in consiglio comunale». (m.t.)

