Verdone ricorda Sorgi «Valorizzava i giovani»

TERAMO. Oggi alle 14.30 in cattedrale saranno celebrati i funerali di Tommaso Sorgi, ex deputato Dc per quattro legislature, scomparso a 96 anni martedì. Il docente teramano Luciano Verdone ha...
TERAMO. Oggi alle 14.30 in cattedrale saranno celebrati i funerali di Tommaso Sorgi, ex deputato Dc per quattro legislature, scomparso a 96 anni martedì. Il docente teramano Luciano Verdone ha inviato al Centro una nota nella quale lo ricorda così.
«Docente universitario, deputato al parlamento, uomo politico negli anni della ricostruzione postbellica, tra i fondatori del Movimento dei Focolari a Teramo, Tommaso Sorgi è un uomo poliedrico, dalla vita ricca di opere. Ma qui non voglio occuparmi del giovane presidente diocesano dell’Azione Cattolica, che, in bicicletta, sotto il sole di luglio, come mi raccontava, andava a visitare i paesetti della provincia di Teramo, per rifondare e confermare i gruppetti associativi. Né dell’”onorevole Sorgi”, come lo chiamavano, che schizza fuori puntualmente dalle raccolte fotografiche d’epoca, mentre, nella stagione del dopoguerra, fa comizi su traballanti palchi di legno, tra la porta di una chiesa e i pagliai dei contadini. E neanche del Tommaso, ormai maturo, che ti parlava dell’esperienza focolarina con il volto trasfigurato, quasi ti raccontasse di una bella donna appena conosciuta... No, qui, voglio rivolgermi semplicemente, per dovere di riconoscenza, a lui come uomo. Sono debitore a Tommaso per aver rappresentato, per me (e per tanti), un modello umano di primaria importanza».
Secondo Verdone «Tommaso, come lo chiamavamo, dandogli del “tu” anche nell'ambiente accademico, era dotato di una sorta di paternità spirituale. Sapeva farsi carico dei giovani che conosceva, intuendone, col suo carisma spirituale, le doti e le potenzialità. Li seguiva assiduamente con consigli espliciti, che sul momento potevano anche sembrarti invadenti, ma che ti facevano sentire considerato, amato. E credo che uno che nella vita abbia, come me, incontrato persone così, possa ritenersi fortunato. Ho vissuto con lui, fianco a fianco, nella mia giovinezza, anni accademici formativi ed intensi, e posso testimoniare di alcune doti che lo caratterizzavano. Era un uomo tenace, determinato, pragmatico, sistematico. Da lui ho compreso che verificare gli studenti, nel colloquio finale, è un’azione impegnativa, quasi divina. Un compito che, senza rinunciare alla valutazione dell’uomo che hai dinanzi, si attiene a criteri rigorosi. Grazie, Tommaso», conclude il docente, «perché mi hai fatto comprendere che l’esistenza è la costruzione di un edificio, da realizzare con l’impegno caparbio con cui si scala una montagna. Che la famiglia è un investimento emotivo totalitario. Che la professione dell’insegnante è qualcosa di grande, da compiere con passione e competenza, una sorta di sacerdozio laico».

