Verna: necessario un piano per salvare le aree periferiche

TERAMO. «Serve un piano contro lo spopolamento delle frazioni periferiche». La sollecitazione parte dal consigliere comunale del Pd Maurizio Verna che invita l’amministrazione cittadina ad adottare...
TERAMO. «Serve un piano contro lo spopolamento delle frazioni periferiche». La sollecitazione parte dal consigliere comunale del Pd Maurizio Verna che invita l’amministrazione cittadina ad adottare misure di sostegno alle zone che ospitano casse sparse e nuclei abitati di dimensioni ridotte.
«In queste aree si vive male», premette il rappresentante della maggioranza che pungola sindaco e assessori dopo il dissenso manifestato sulla formazione della nuova giunta e l’attribuzione dell’incarico di presidente del consiglio, «le persone si sentono abbandonate a causa di una gestione passata che non ha dato alcuna risposta». È necessario dunque invertire la rotta. «Se l’amministrazione vuol essere davvero quella del cambiamento», afferma Verna, «non può ignorare questo problema che rischia di desertificare frazioni già in grande sofferenza». Per frenare la fuga verso centri più grandi servono servizi. «A cominciare da internet veloce e linee telefoniche stabili», spiega il consiglieri, «con soluzioni a costo zero per il Comune, ma che limiterebbero i disagi». Qualche investimento sarà comunque necessario. «Le strade sono ridotte malissimo, è difficile passarci anche a piedi», fa notare Verna, «gli uffici postali sono quasi tutti chiusi o precari». Si tratta di presidii, cosi come le scuole ancora in funzione in quelle aree, da tutelare anche a costo di qualche sacrificio economico da parte dell’ente e delle società che forniscono i servizi. «Per attrarre lì giovani coppie o evitare che vadano via le poche che ancora restano», fa notare il consigliere, «andrebbero concessi sgravi fiscali sulle ristrutturazioni delle case». A detta del consigliere si tratta di misure indispensabili a difesa delle frazioni più piccole. «Altrimenti chi potrà se ne andrà», conclude, «e rimarranno solo pochi anziani e chi non avrà altra scelta». (g.d.m.)
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