Verso il processo 20 furbetti del sisma

Chiusa l’inchiesta sul centro montano, l’accusa è di aver percepito l’autonoma sistemazione senza averne i requisiti
TERAMO. È un’altra inchiesta su presunti “furbetti” del terremoto a raccontare il post-sisma nelle cronache giudiziarie. Con un unico filo conduttore: la violazione sistematica delle regole. A cominciare da quelle necessarie per ottenere il Cas, il contributo di autonoma sistemazione.
L’ultima inchiesta, in ordine di tempo, è quella firmata dal pm Andrea De Feis che, a conclusione di complesse indagini, ha chiesto il processo per venti cittadini di Crognaleto accusati di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. Ovvero, secondo l’accusa, lo avrebbero ottenuto senza averne i requisiti. Alcuni, in particolare, avrebbero fatto risultare di avere la residenza nel paese quando invece vivevano altrove. Ora l’ultima parola spetta al gup. Nel corso del procedimento giudiziario complessivamente sono stati sequestrati circa 450mila euro con indebite percezioni di 5mila, 10mila e 20mila euro. Il contributo di autonoma sistemazione, il Cas, è una misura destinata alle famiglie e al singolo cittadino la cui abitazione si trova in area in cui è vietato l’accesso (zona rossa), oppure è stata distrutta in tutto o in parte, o è stata sgomberata in seguito alle scosse. Il contributo può raggiungere un massimo di 900 euro mensili. Le inchieste, conseguenza di esposti e accertamenti delle varie polizie municipali, sono coordinate dal pool di magistrati che l’ex procuratore Antonio Guerriero (da qualche mese guida la Procura di Frosinone) ha messo a capo di tutto quello che riguarda il terremoto (oltre a De Feis ne fanno parte i pm Davide Rosati e Stefano Giovagnoni).
È evidente, e forse fin troppo scontato, che su questo fronte i fascicoli d’indagine siano destinati a crescere visto anche i numeri degli sfollati registrati nei vari comuni. Perché nei tempi di una ricostruzione sempre più lenta e difficile, i “furbetti” dell’autonoma sistemazione aumentano e le inchieste si allargano toccando, oltre al capoluogo, anche altri centri danneggiati dal sisma. La chiave di volta investigativa per scovare i “furbetti” è un metodo ormai collaudato dal sisma dell’Aquila: l’incrocio dei dati che consente di capire se il contributo di autonoma sistemazione debba essere percepito. Fino a questo momento sono stati più di trenta i fascicoli già aperti dai pm del pool di cui alcuni definiti sia con processi in corso, sia con istanze di patteggiamenti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

