Via Accolle, panorama tra frane e discariche

7 Aprile 2017

Roseto, camminatori e ciclisti chiedono al Comune di riparare la strada Tacchetti: «Ora la priorità è intervenire sulla costa, poi passeremo alla collina»

ROSETO. «Sono anni che via Accolle è in queste condizioni, e ora che un tratto è franato diventa ancora più pericolosa. Bisogna intervenire». È l'appello di tanti camminatori e ciclisti che spesso frequentano quella strada, una delle più antiche, che collega Roseto a Montepagano. Via Accolle è una strada secondaria, panoramicamente una delle più suggestive, dove non è raro incontrare ciclisti e camminatori e, a volte, anche qualche auto.

L'asfalto è quasi completamente consumato, e diversi ferri arrugginiti spuntano fuori dal manto stradale. Lungo quel tratto ci sono anche vari punti in cui vengono abbandonati rifiuti di ogni genere che deturpano il meraviglioso paesaggio. Ora l'ultima parte della via, poco sotto il cimitero di Montepagano, è anche franata a causa del maltempo di gennaio che ha colpito l'Abruzzo intero. A Roseto ci sono tanti tratti stradali che necessiterebbero di manutenzione. L'amministrazione si sta impegnando con tutte le risorse a disposizione ma la grande estensione del territorio rosetano, con tutte le sue frazioni, non rende facile il compito. «Conosciamo tutte queste situazioni, anche quella di via Accolle», ha detto il vicesindaco Simone Tacchetti, «il problema è che abbiamo avuto un lungo inverno caratterizzato da una serie di criticità che hanno rallentato decisamente tutti i nostri lavori. Poi di colpo è arrivato il bel tempo e siamo costretti a intervenire ovviamente sulla zona costiera perché ormai è Pasqua, e la stagione estiva è alle porte. Dobbiamo agire per priorità. Se avessimo venti operai per la sistemazione degli asfalti e venti giardinieri per le potature allora potremmo organizzarci al meglio per intervenire sull'intero territorio. La situazione però è tutt'altra e, per via Accolle, bisogna attendere. Certo, quando finiremo la zona costiera ci organizzeremo per arrivare nelle zone interne più critiche».

Luca Venanzi

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