Via al piano per ridurre i cinghiali. O forse no

31 Agosto 2014

Gli ambiti di caccia annunciano l’inizio del programma, ma l’assessore provinciale Di Michele frena

TERAMO. Ammontano a quasi 350mila euro i danni causati dai cinghiali a colture e raccolti della provincia. Poco meno del 2013 stando alle prime stime (i dati dell’Ispettorato dell’agricoltura sono attesi per dicembre) ma per il comparto l’emergenza sembra riproporsi identica all’anno passato quando i ristori sono stati appena il 30-35%. Ieri i presidenti degli ambiti territoriali di caccia Salinello e Vomano, Franco Porrini e Francesco Sabini, hanno annunciato l’avvio già dalla prossima settimana del piano di contenimento redatto insieme alla Provincia. Manca ancora l’ok dell’Ente di via Milli che, tra lunedì e martedì, dovrebbe approvare in giunta la determina per il via libera.

«Ci sono aspetti da valutare», precisa in merito l’assessore alla caccia Antonio Di Michele, «non ultimo il parere sfavorevole dell’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ndc) che non è vincolante ma non può essere ignorato». Per il piano, gli ambiti hanno incaricato un tecnico che ha censito popolazione e danni (numeri non ancora disponibili) e in tutto sono 700 gli addetti previsti per gli abbattimenti fino al 1° ottobre, quando parte la caccia al cinghiale. Le aree interessate sono l’entroterra collinare e montano, mentre i metodi utilizzati sono il selecontrollo e la girata. Il prefetto e le altre autorità saranno informati dell’avvio delle operazioni. Per gli aspetti tecnici, la Provincia stilerà un regolamento per definire anche la destinazione dei cinghiali abbattuti, con tutta probabilità riconsegnati come gli anni passati ai cacciatori dopo i controlli della Asl. Sul fronte del contenimento dei danni, gli ambiti di caccia sono già intervenuti nei mesi scorsi mettendo a disposizione degli agricoltori circa 100 chilometri di recinti elettrificati e cannoncini a gas.

Misure che hanno avuto effetti positivi ma non sufficienti. «Chiediamo un cambio culturale agli enti preposti alla gestione del territorio», spiegano Porrini e Sabini, «in particolare che ci sia un vero programma di contenimento a lungo termine senza dover correre dietro l’emergenza». In tal senso, a dicembre sarà pronto il piano quinquennale di gestione del cinghiale dei due Atc: «L’obiettivo», chiudono, «è rendere sostenibile la presenza degli ungulati sul territorio e coinvolgere enti come il Parco che ha le sue responsabilità nella grave situazione che si è creata nel Teramano». (f.m.)

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