Via dai derivati, le strade sono due

Una conciliazione con le due banche o portarle in tribunale
TERAMO. Il Comune vuole liberarsi dei "derivati" a costo zero o quasi. E' questo l'obiettivo a cui mira l'amministrazione con l'incarico affidato all'avvocato Duilio Manella per valutare l'estinzione dei contratti stipulati nel 2006 con Unicredit e Bnl. L'operazione, avviata dalla giunta guidata dall'allora sindaco Gianni Chiodi, permise di accedere a finanziamenti con tassi d'interesse vantaggiosi in quel momento ma che, con il passare degli anni, sono diventati sempre più pesanti. Stando alle ultime stime l'ente deve sborsare rate annuali di circa 400mila euro fino al 2026 e dunque sta tendando di scrollarsi di dosso questo fardello il prima possibile.
Le strade percorribili sono due: la transazione con le due banche interessate o la causa. Qui entra in gioco Manella, esperto di intermediazioni finanziarie che in giudizio ha già difeso con successo altri enti pubblici incappati nella stessa "trappola". Spetterà a lui il compito di riallacciare la trattativa con Unicredit e Bnl per un accordo bonario che chiuda la partita senza ulteriori oneri a carico del Comune o versando solo una parte della quota residua di circa 1,5 milioni di euro ancora dovuta ai due istituti di credito. In alternativa l'ente è pronto a citare le banche in questione per far valere l'irregolarità dei contratti sottoscritti nove anni fa.
«Valuteremo insieme all'esperto la strategia più efficace», spiega l'assessore comunale alle finanze Eva Guardiani, «ma la cosa importante è riprendere con maggiore forza il dialogo già avviato con i due istituti di credito per l'uscita dai derivati». A rendere più solida la posizione del Comune rispetto al passato sono recenti sentenze favorevoli a Comuni in situazioni simili a quella di Teramo. «La giurisprudenza si sta facendo più netta in questo senso», sottolinea l'assessore, «e ora possiamo sederci a tavolino per valutare la conciliazione». Il tentativo di arrivare a un accordo va comunque fatto e darebbe alle banche la possibilità d'incassare almeno una parte della somma ancora in ballo e di evitare il rischio di perdere in tribunale. D'altra parte il processo potrebbe, dati gli ultimi pronunciamenti, chiudersi a favore del Comune ma lo costringerebbe alla spiacevole mossa di dover impugnare il provvedimento adottato nel 2006 da Chiodi, il capostipite del "modello Teramo".
Secondo il capogruppo grillino in consiglio Fabio Berardini, l'amministrazione si è mossa comunque troppo tardi. «Nonostante già da diverso tempo la giurisprudenza abbia individuato ipotesi di nullità riguardo a queste forme contrattuali», afferma, «il Comune ha solo perso tempo». Meglio tardi che mai, aggiunge il consigliere, sebbene faccia rimarcare anche in questo caso la scarsa trasparenza della procedura per l'affidamento della consulenza a Manella. «Perché il Comune continua a scegliere senza una selezione pubblica?», domanda, «In base quali requisiti vengono individuati i consulenti? Chi ha valutato il curriculum di Manella visto che il nostro ufficio legale si dichiara assolutamente privo delle competenze necessarie in materia di derivati?». A detta di Berardini, insomma, nella procedura avrebbe dovuto essere coinvolta la facoltà di giurisprudenza.
Gennaro Della Monica
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