Via i frati, il vescovo chiude San Domenico

12 Febbraio 2015

E’ ormai vuoto il convento annesso alla chiesa e quindi non c’è più nessuno che possa officiare le funzioni religiose

TERAMO. La partenza di due religiosi francescani e la crisi delle vocazioni non ha lasciato scampo alla chiesa di San Domenico che da ieri è stata chiusa al culto. L’istituto religioso dei Francescani dell’Immacolata, infatti, ha deciso di chiudere la Casa mariana, cioè il conventio annesso alla chiesa, e adesso non ci sono più sacerdoti che possano officiare le funzioni religiose.

Una decisione sofferta, quella comunicata dal vescovo alla comunità dei fedeli, ma ineludibile visto che monsignor Michele Seccia non ha potuto far altro che recepire una decisione dal commissario apostolico dell’istituto religioso dei francescani dell’Immacolata. Teramo perde così un altro pezzo della sua storia nonostante il tentativo dello stesso vescovo di tenere in vita il culto in un luogo caro ai fedeli teramani. Fu proprio Seccia nel 2007, un anno dopo il suo arrivo, a siglare una convenzione tra la diocesi e l’ordine dei francescani, per ripristinare le attività di culto dopo l’addio dei frati domenicani che avevano retto le attività e gestito il convento fin dal 1931, quando rientrano in possesso della struttura dopo esserbe stai allontanati da un editto napoleonico. Anche in quel caso, dopo oltre 83 anni, fu la crisi delle vocazioni a mettere fine alla reggenza dei dominicani.

A esplicitare le motivazioni del provvedimento di chiusura della Casa mariana, affidata da ieri in consegna a don Aldino Tomassetti, parroco del Duomo, è stato lo stesso vescovo che nella lettera indirizzata ai fedeli, ha invitato tutti a «evitare reazioni fuori posto» e a pregare per la crisi delle vocazioni, puntualizzando tuttavia di aver fatto tutto il possibile per trovare, invano, delle soluzioni. Seccia ha garantito che non mancherà il suo impegno per riaprire la chiesa. Inoltre, il trasferimento dei frati avrà ricadute anche in altre frazioni, visto che due di loro svolgevano anche funzioni pastorali a Rapino e Rocciano, rimaste adesso privi di due punti di riferimento per le rispettive parrocchie.

Al di là della partenza dei due frati, sembra che le motivazioni del provvedimento di chiusura del convento siano anche in qualche modo riconducibili a un’attività ispettiva che il commissario apostolico vaticano sta conducendo all’interno dell’ordine religioso, ragione per cui anche gli altri frati sono stati richiamati alla casa madre. Gli ordini religiosi non sono sottoposti alla giurisdizione dei vescovi e i frati dunque potrebbero aver risposto a una necessità di accentramento disposta dal Vaticano.

I frati francescani, inoltre, erano gli unici a celebrare messa a Teramo secondo il rito tridentino, cioè la messa in latino pre-conciliare. E c’è da dire che Certo è che molti fedeli erano affezionati a quest’ancoraggio tradizionalista dell’ordine e su Facebook c’è un gruppo che ha lanciato una novena di rosari per i francescani dell’Immacolata, recitando le preghiere per nove giorni consecutivi (la novena è iniziata domenica scorsa e si concluderà martedì prossimo) «affinchè abbia termine questo doloroso commissariamento ed ai padri venga restituita la possibilità di vivere appieno la propria vocazione». Anche a Teramo ci sono state reazioni: alcuni fedeli osservano polemicamente che mentre il vescovo sbarra le porte della chiesa di San Domenico inaugura intanto il centro islamico.

Marianna De Troia

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